«Ci sono immagini incancellabili che ciascuno della Corte dovrebbe portare con sé in Camera di consiglio. La bellezza di Ilaria, il suo legame coi familiari la sua dolcezza, le ambizioni di una giovane donna. A questa si sovrappone l’immagine straziante di un corpo esile che esce da un trolley, gettato in un dirupo e attaccato dalla fauna selvatica. L’imputato davanti a voi ha parlato di ‘impacchettamento’ quando ha descritto come ha sistemato il cadavere, come fosse un’operazione di bricolage». Questi alcuni passaggi dell’arringa dell‘avvocato di parte civile Giuseppe Sforza, che nel processo a carico di Mark Samson rappresenta i familiari della giovane vittima, Ilaria Sula, che oggi avrebbe compiuto 24 anni.
Come illustrato anche dalla Procura, il ragazzo controllava la studentessa in maniera morbosa, la spiava, aveva accesso alle sue chat private quando lei aveva chiesto una pausa: «Ambiva alla libertà, ma l’aveva già persa prima ancora di essere uccisa». Ripercorsi gli atteggiamenti di Mark, le confidenze agli amici e i messaggi scambiati anche con le coinquiline di Ilaria, il legale ha tenuto alta l’attenzione anche sul ruolo e le testimonianze contraddittorie della madre dell’assassino che ha già patteggiato due anni per aver aiutato il figlio a ripulire la stanza dal sangue e a occultare il cadavere: «Insieme hanno costruito un castello di menzogne nel tentativo di migliorare la posizione dell’assassino. Significativo quanto dichiarato in particolare sul coltello, ‘portato in camera per affettare mortadella e panini’, ma nulla di tutto ciò era presente in casa, la scientifica non ha rilevato tracce di questo tipo e l’arma non sappiamo che fine abbia fatto».
Tra le immagini proposte dall’avvocato Sforza, quella di «una famiglia distrutta per la barbara e inspiegabile uccisione di una giovane. In questo delitto tutto funziona come un orologio: nella preparazione, nell’esecuzione, nel tentativo di cancellare e occultare. Mark non ha mai mostrato pentimento e tra numerose contraddizioni non ha restituito nemmeno la verità. Non ha dettagliato quanto successo tra il 25 e il 26 marzo di un anno fa. Sappiamo dagli esami eseguiti sul corpo di Ilaria che è stata prima tramortita a pugni poi accoltellata quando era a terra. Poteva essere salvata, invece Mark l’ha finita. E non può essere sottovalutato il legame affettivo. Per Ilaria si trattava della prima relazione e quando è stata uccisa la relazione era ancora in essere. Mark aveva tradito la sua fiducia e nonostante lei volesse chiudere, aveva difficoltà nel farlo proprio per il legame tra i due».
Sforza associandosi alla richiesta di ergastolo già avanzata dalla Procura di Roma, è entrato nei dettagli di quella tragica notte: «Samson non è credibile e le contraddizioni sulle sue versioni e quelle della madre portano a due ipotesi diverse anche sul rapporto sessuale che i due hanno consumato: era il frutto di una relazione non chiusa, o è avvenuto sotto pressione? perché Mark, è emerso, aveva video intimi con Ilaria e lei ne conosceva il contenuto». Tra i passaggi più significativi quello sull’esecuzione: «Ilaria poteva essere salvata. I pugni ricevuti non erano mortali. Le pugnalate sono arrivate quando era ancora viva e della certezza del decesso Mark dice ‘le ho toccato una caviglia ed era fredda’, ma un corpo si raffredda lentamente. E quale sarebbe poi il motivo scatenante della furia omicida? Gelosia? È un sentimento che presuppone amore. Mark non lo ha mai mostrato. La massima spiegazione data del delitto è stata la sfida, la mancanza di rispetto. Mettendo assieme la gravità del fatto, le modalità del delitto, il depistaggio e lo svilimento della vittima – ha concluso Sforza – non c’è nulla che possa consentire la possibilità di un’attenuante generica. Né per il fatto che Mark fosse incensurato né per la giovane età». La prossima udienza è fissata per fine giugno.
