Salvatore Santucci, presidente di Gepafin. Foto Fabrizio Troccoli

di Iv. Por.

Il prefetto di Perugia, Antonella De Miro ha disposto il commissariamento di Gesenu e Gest, raggiunte di recente dalle interdittive antimafia. Nominati amministratori straordinari di entrambe le aziende Salvatore Santucci, Donato Mario Pezzuto e Antonio Mancini. Il provvedimento è stato notificato giovedì pomeriggio durante un lungo e cordiale colloquio in prefettura, nel corso del quale il prefetto De Miro ha ringraziato i commissari per la disponibilità offerta, augurando loro buon lavoro.

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Chi sono i tre commissari Santucci è un revisore dei conti con maturata esperienza di valutazione aziendale, corporate finance e recostructuring. Oltre che il ruolo in Gepafin, è stato tra coloro che hanno elaborato il piano di rilancio di Umbria mobilità; Pezzuto è un dottore commercialista con numerose esperienze come amministratore giudiziario e curatore fallimentare; Antonio Mancini è un membro dell’Avvocatura dello Stato a riposo.

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Per sei mesi La prefettura, in una nota, precisa che il provvedimento è limitato «alla prosecuzione e al completamento dei contratti in corso e comunque stimato in sei mesi dalla data di insediamento». Ciò vuol dire che il nuovo amministratore delegato, Dante De Paolis, nominato di recente dall’assemblea dei soci, proseguirà con al Cda a fare il proprio lavoro in parallelo ai commissari.

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Coinvolto Raffaele Cantone I provvedimenti di commissariamento, viene sottolineato, sono stati adottati, sentito il presidente nazionale dell’Autorità anticorruzione Raffaele Cantone, «a conclusione del procedimento di verifica della sussistenza dei presupposti di interesse pubblico per l’attivazione delle misure straordinarie di gestione, sostegno e monitoraggio previste dall’articolo 32 del Dl 90/2014; procedimento nel corso del quale, anche in occasione della Conferenza dei servizi del 12 novembre scorso, è emersa la necessità di garantire la prosecuzione di funzioni e servizi indifferibili la cui interruzione, trattandosi di attività collegate all’igiene urbana e alla raccolta e smaltimento dei rifiuti, andrebbe ad incidere gravemente su diritti fondamentali costituzionalmente garantiti, oltre a poter determinare un rilevante impatto sui livelli occupazionali della provincia».

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