di Enzo Beretta
Si è chiuso con un patteggiamento a 15 mesi di reclusione, con pena sospesa, il procedimento a carico di un 31enne accusato di maltrattamenti nei confronti dei genitori. L’accordo sulla pena è stato raggiunto in udienza preliminare davanti al giudice di Perugia, mettendo così fine al procedimento nato dalle denunce presentate dalla madre e dal padre. I fatti contestati risalgono al periodo compreso tra il 2021 e il 2025 e si sarebbero verificati a Gualdo Tadino. Secondo quanto riportato nel capo d’imputazione, l’uomo «si presentava ripetutamente» alla madre e al padre «in stato di grave ubriachezza o di alterazione derivante dall’assunzione di stupefacenti», rivolgendo «continuamente ad entrambi pressanti richieste di denaro nonché di essere accompagnato con l’autovettura in luoghi di suo interesse, con modalità verbalmente aggressive e intimidatorie e talora, in caso di rifiuto, reagendo con ira e danneggiando mobili e suppellettili, costringendoli in varie occasioni a chiedere l’intervento della forza pubblica». In una circostanza, nel marzo 2025, «poco prima di mezzanotte, si recava a casa del padre pretendendo in modo intimidatorio una bottiglia di vino e, dopo l’intervento dei carabinieri e in loro presenza, lo minacciava con le parole ‘se non vuoi darmi la bottiglia me la prendo con la forza’ e quindi entrava in varie stanze cercando la bottiglia e imprecando contro i carabinieri».
Episodi Nel fascicolo sono riportati anche altri momenti di forte tensione familiare. Pochi mesi più tardi, a luglio, l’imputato «in stato di ebbrezza e di esagitazione, nella abitazione propria e della madre, lanciava bottiglie di acqua contro la stessa, afferrava un coltello e minacciava di suicidarsi poi avvicinandosi minacciosamente, così armato, alla madre ed al padre; infine si chiudeva a chiave in una camera rifiutando di aprire». Sempre con la madre, «mentre era in auto, le tirava una bottiglia di birra senza colpirla e successivamente in casa afferrava un’ascia minacciando il suicidio, poi chiudendosi in casa con l’anziana nonna materna sino all’intervento di una pattuglia della polizia pocale e poi anche dei carabinieri». In un’altra occasione avrebbe anche «minacciato la madre che gliela avrebbe fatta pagare», attribuendole la responsabilità dell’avvio del procedimento penale. Secondo il pubblico ministero Andrea Claudiani della Procura, tali comportamenti avrebbero avuto l’«effetto di cagionare un persistente e grave stato di soggezione, timore e svilimento delle condizioni di vita».
‘Salvato dalla denuncia’ Il 31enne era difeso dall’avvocato Cristina Zinci, che ha sottolineato come alla base della vicenda vi fosse una grave dipendenza: «Il mio cliente soffriva di problemi di tossicodipenenza e i genitori, molto probabilmente, con quetsa denuncia gli hanno salvato la vita perché ha potuto intraprendere un percorso di recupero», ha dichiarato il legale al termine dell’udienza. Il questo percorso terapeutico e di riabilitazione sono stati certamente elementi che hanno accompagnato la definizione del procedimento con il patteggiamento della pena.
