(foto archivio F. Troccoli)

di Francesca Marruco

Falso in atto pubblico, esercizio abusivo della professione, usurpazione della professione medica e truffa ai danni del servizio sanitario nazionale. Sono questi i reati che, a vario titolo, vengono contestati agli 800 indagati nell’ambito delle maxi inchieste sui falsi ricoveri portate avanti dalle procure di Perugia, Terni e Foligno. Dopo il ciclone partito con l’annuncio della chiusura delle indagini da parte dei carabinieri del Nas di Perugia, trapela che alcuni medici hanno già cercato di regolarizzare le loro posizioni pagando quanto dovuto per quelle visite mai pagate.

4mila euro di ticket C’è anche chi ha pagato 4 mila euro per regolarizzare quanto non pagato per far fare una visita a d un parente senza fargli pagare e il ticket e facendogli saltare la lista d’attesa. Alla Corte dei Conti i nomi segnalati sono 575, mentre gli indagati in tutto sono 800- tra loro sia medici che infermieri, questi ultimi accusati di esercizio abusivo della professione in quanto avrebbero firmato le prescrizioni con le richieste di accertamento -. Alcuni dei medici invece sono stati richiamati, e altri sospesi con la sospensione dello stipendio. Il conto ‘amministrativo’ con l’azienda sanitaria sarebbe dunque nella maggior parte dei casi saldato, ma quello con la giustizia penale ancora no.

Chiusura delle indagini E adesso, con la spedizione dell’avviso di conclusione delle indagini, inviate dalle tre procure umbre e trasversali in quasi tutti i nosocomi della regione, si apre la fase in cui le difese potranno presentare memorie o chiedere interrogatori. Tra i tantissimi legali che seguono gli indagati ci sono anche gli avvocati Francesco Falcinelli e Giancarlo Viti, che parlano di ‘molte cose ancora da chiarire’. Molti indagati avrebbero usufruito in prima persona degli accertamenti non pagati, e altri, sarebbero stati fatti in seguito a malori avuti sul posto di lavoro. Quel che è certo, è che l’indagine ha scatenato una sequela di reazioni nel mondo politico e civile. E nel mondo della sanità, che per correre ai ripari, aveva già introdotto un codice personale per ogni operatore sanitario, al posto del codice del reparto che non consentiva di individuare facilmente chi aveva fatto cosa.

Monacelli «La vicenda dei falsi ricoveri in ospedale ha portato alla luce 2500 prestazioni ospedaliere sospette e 800 dipendenti della sanità indagati. Numeri che fanno riflettere sul funzionamento del sistema sanitario in Umbria. Così però non sembra per la presidente Marini, che si limita ad applaudire l’intervento della magistratura e delle forze dell’ordine». È quanto dichiara il capogruppo dell’Udc nell’Assemblea legislativa dell’Umbria, Sandra Monacelli, seconda la quale «un’indagine che vede coinvolti un numero elevatissimo di personale sanitario e ben tredici ospedali non può non riguardare nella sua interezza la sanità regionale». «La Regione – prosegue Monacelli – nei mesi scorsi ha premiato, a suon di centinaia di migliaia di euro, le posizioni dirigenziali e organizzative per il raggiungimento degli obiettivi. Attenendoci a quanto sta emergendo da questa indagine, non possiamo non domandarci in base a quali criteri la Regione, in barba anche a una crisi economica pesantissima, elargisce questi ulteriori emolumenti a fronte di stipendi comunque ragguardevoli. Come è possibile che in presenza di un ‘costante e consolidato malcostume’, come lo hanno definito le forze dell’ordine, la presidente Marini e la Giunta regionale non si pongano degli interrogativi sulla selezione della propria classe dirigente della sanità?».

Cirignoni «I nomi di coloro che hanno usufruito, grazie a falsi ricoveri, di prestazioni sanitarie, quali esami e diagnosi, dovrebbero essere pubblicati online nei siti delle aziende sanitarie, insieme a quelli degli operatori sanitari disonesti che hanno organizzato questo infame sistema»: a chiederlo è il capogruppo regionale della Lega Nord, Gianluca Cirignoni.
L’esponente umbro del Carroccio ha già chiesto alla presidente della Giunta regionale Catiuscia Marini di riferire in Aula. Cirignoni rimarca come, su questa vicenda, si stia registrando “uno strano silenzio” della politica regionale «talmente anomalo da farci pensare che tra quei furbetti ci siano anche parenti, amici conoscenti e magari gente con la tessera giusta, ma anche politici, assessori e consiglieri in genere». «Pertanto – spiega – pubblicare i nomi è un atto dovuto per garantire la trasparenza nei confronti degli umbri onesti che aspettano mesi, se non anni, per un esame sanitario e che pagano regolarmente il ticket. Ma anche per quei malati che vengono respinti da qualche ospedale per mancanza di posti occupati magari fittiziamente come accaduto in Umbria».
Per Cirignoni, quello di pubblicare i nomi dei protagonisti del “sistema” «è un atto dovuto nei confronti e per il rispetto dovuto alla stragrande maggioranza dei medici e degli operatori sanitari umbri onesti».
«La presidente Marini, per ridare credibilità al nostro sistema sanitario – conclude il capogruppo leghista – dovrebbe rimuovere dall’incarico i dirigenti sotto il cui naso era stato organizzato il sistema dei falsi ricoveri, partendo dai direttori generali fino a quelli sanitari».

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