di Enzo Beretta
È stato condannato a un anno e otto mesi di reclusione, oltre al pagamento di una multa di 800 euro, il 33enne di Civitavecchia finito a processo davanti al tribunale di Perugia con l’accusa di truffa aggravata nell’ambito di una vicenda legata a presunte false promesse di successo nel mondo della musica. La sentenza è stata pronunciata questa mattina dal giudice Marino Albani al termine del procedimento che vedeva imputato l’uomo per aver – secondo l’accusa – raggirato due giovani aspiranti cantanti inducendoli a versare denaro con la prospettiva di essere lanciati nel panorama musicale. Una pena più alta rispetto a quella richiesta dalla Procura, che aveva sollecitato una condanna a un anno di reclusione. L’imputato, difeso dall’avvocato Marco Rondoni, era accusato di essersi procurato «con più azioni del medesimo disegno criminoso» un profitto illecito pari a 14.830 euro attraverso «artifizi e raggiri». Le parti civili erano assistite dall’avvocato Ubaldo Minelli.
Accusa Secondo quanto ricostruito nel capo di imputazione il 33enne avrebbe conquistato la fiducia delle persone offese, entrambe intenzionate a intraprendere una carriera artistica, presentandosi come tecnico e produttore musicale in grado di favorire il loro ingresso nel settore discografico. L’uomo – viene riportato negli atti della Procura – avrebbe sostenuto di avere rapporti con manager e artisti noti, citando tra gli altri Ana Mena, Ludwig, Sade, Boro Boro e Fred de Palma. Attraverso queste presunte collaborazioni e la promessa di possibili featuring, avrebbe convinto i due giovani a effettuare diversi versamenti di denaro tramite ricariche su una carta Postepay Evolution a lui intestata. Sempre secondo l’accusa le somme sarebbero state richieste con il pretesto di finanziare progetti musicali e «far crescere la loro fama», prospettando anche il coinvolgimento di «un produttore famoso a livello internazionale» che avrebbe iniziato a lavorare sui loro brani dopo essersi «congratulato per il loro talento».
Vicenda I fatti contestati risalgono al periodo compreso tra gennaio e novembre del 2021 e si sarebbero verificati a Gubbio. Nel corso del processo la Procura ha sostenuto che il denaro fosse stato ottenuto facendo leva sull’inesperienza e sull’età delle persone offese, aggravante che avrebbe contribuito a determinare «un danno patrimoniale di rilevante entità». Contestata anche la promessa di restituzione delle somme nel caso in cui il progetto artistico non fosse andato a buon fine, restituzione che – secondo l’accusa – non sarebbe mai avvenuta.
La difesa «I miei due assistiti dopo la lettura del dispositivo di sentenza – ha spiegato Minelli – hanno manifestato soddisfazione perché con la condanna dell’imputato hanno avuto finalmente giustizia. Una dolorosa vicenda, non tanto per il profilo economico relativo ai denari inutilmente spesi e perduti, quanto, piuttosto, per i risvolti negativi di carattere psicologico causati dal fallimento di un progetto in cui gli stessi avevano fortemente creduto».
