Un traffico di false assunzioni come colf e badanti per regolarizzare cittadini extracomunitari clandestini in cambio di somme fino a 1.500 euro. I carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro di Perugia hanno denunciato alla procura 14 persone ritenute colpevoli di aver inoltrato al ministero dell’Interno falsa documentazione attestante rapporti di lavoro in verità inesistenti.
Le ipotesi di reato vanno dal falso al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina a scopo di lucro, alla truffa. Tra le persone denunciate figurano anche un consulente del lavoro di Perugia, un medico di Foligno e un avvocato di Napoli, nonché il titolare di un internet-point di Bastia Umbra, che avrebbero collaborato nello svolgimento delle pratiche. Le indagini, coordinate dai sostituti procuratori Giuseppe Petrazzini e Angela Avila, hanno portato alla luce la realtà delle legalizzazioni facendo emergere situazioni anche curiose, come quella dei rapporti di lavoro intestati a persone ormai defunte o quella dell’utilizzo di documenti denunciati come smarriti intestati però a soggetti inconsapevoli, dichiarati per l’occasione datori di lavoro, oppure utilizzando false attestazioni mediche. Singolare anche il caso di un perugino risultato coinvolto in ben 20 pratiche di emersione.
I militari, investiti delle verifiche da parte dello sportello unico per l’immigrazione attivo in prefettura e dalla Direzione provinciale del lavoro, hanno condotto prolungate indagini per oltre un anno che hanno permesso di appurare l’esatta dinamica delle comunicazioni informatiche risalendo agli effettivi mittenti delle comunicazioni on-line, riscontrando l’inesistenza di fatto dei rapporti denunciati che davano titolo alla legalizzazione. L’esito degli accertamenti ha consentito così il respingimento di 29 pratiche di emersione relative ad altrettanti cittadini stranieri, risultati per lo più di origine magrebina, asiatica e sudamericana.
Le indagini hanno evidenziato un vero e proprio traffico delle sanatorie nel quale è emerso che, in alcuni casi, gli stranieri desiderosi di legalizzare la propria posizione sul territorio italiano hanno dovuto corrispondere agli organizzatori somme variabili fino a 1.500 euro a pratica.

