di Francesca Marruco
«Dopo una ponderata riflessione, tenuto conto del ruolo istituzionale rivestito e della possibile reiterazione delle strumentalizzazioni politiche, il Presidente del Consiglio regionale, Eros Brega, con doveroso atto di coerenza e nel pieno rispetto della Magistratura, ha optato di essere giudicato con il rito immediato». Arriva a due giorni dall’udienza preliminare la comunicazione della decisione presa dal presidente del Consiglio Regionale dell’Umbria, d’accordo con il suo legale Manlio Morcella, di chiedere di essere giudicato con rito immediato.
Chiarezza nel minor tempo possibile In questo modo non si terrà l’udienza preliminare e si andrà subito al dibattimento di primo grado. E infatti nella nota del legale si specifica che Brega è «fiducioso che così, nel minor tempo possibile, sarà fatta chiarezza sulla sua estraneità rispetto ai fatti che gli sono stati contestati». La scelta del rito immediato è già stata praticata da politici quali Vendola.
VIDEOINTERVISTA A BREGA SULLE INDAGINI
Se mi condannano smetto di fare il politico «E’ una scelta di rispetto per l’istituzione di cui faccio parte e per la mia persona», ha detto Brega raggiunto telefonicamente da Umbria24, puntualizzando che in questo modo, la sua vicenda verrà definita in un tempo più breve. Quando era stato chiamato a riferire sulla sua vicenda in Consiglio Regionale, aveva detto che se rinviato a giudizio, si sarebbe dimesso. Sul punto, Brega ha annunciato «Se dovessi essere condannato non è che mi dimetto, smetto proprio di fare il politico».
Io innocente Ma il presidente del consiglio regionale si è sempre detto innocente, ed è convinto che alla fine del processo verrà fuori. E’ convinta invece del contrario la dottoressa Elisabetta Massini della procura della Repubblica di Terni che il 12 novembre dello scorso anno ha firmato la richiesta di rinvio a giudizio mettendo in fila episodi di peculato, concussione e falso ideologico.
Reati In particolare, i reati che gli vengono contestati sono riferiti alla cosiddetta inchiesta sugli Eventi valentiniani. L’accusa di peculato di riferisce a 14 diverse contestazioni. Fatti che, secondo l’accusa, si sarebbero tutti verificati tra gli anni 2001 e 2007. Del 2005 invece l’accusa per falso ideologico. Sarebbero invece molto più recenti gli episodi relativi alle accuse di calunnia, 2010, e concussione, 2009 e 2011. La procura ha individuato quali parti offese, tra gli altri, il Comune di Terni e il ministero della Giustizia.
Peculato e concussione L’accusa di peculato, che si articola in ben 14 diverse contestazioni, è interamente riferita alla gestione degli Eventi valentiniani. E al modo in cui ne sono stati gestiti alcuni fondi. Per l’accusa, Eros Brega, si sarebbe appropriato di diverse, ingenti somme di denaro. L’accusa di concussione, infine, è rivolta a Brega per due diversi episodi. Uno, quello di cui si era già a conoscenza, per avere «in qualità di presidente del consiglio regionale» indotto il comandante della polizia penitenziaria di Terni a farlo entrare in carcere il primo aprile 2011 per incontrare Leandro Porcacchia. E il secondo, sempre «abusando della sua qualità di presidente del consiglio regionale», per avere costretto il titolare di un locale «a versargli in due diverse occasioni euro 5.000», «facendo intendere – scrive il pm – che ove non avesse versato detti importi avrebbe subito controlli». Questo ultimo episodio resta comunque da chiarire nei tempi e nei modi perchè nel 2009 Brega non era ancora presidente del consiglio regionale (vi sarebbe stato eletto il 19 maggio 2010) ma semplice consigliere
