Yassin Hassen Amri arrestato per l'assassinio di Cumani

di Giorgia Olivieri, Gabriele Beccari, Sara Calini, Vincenzo Diocleziano

Ha 21 anni e una delle peggiori accuse che pendono sulla sua testa, quella di omicidio volontario aggravato dai futili motivi che potrebbero valergli l’ergastolo. Si chiama Yassin Hassen Amri l’assassino di Hekuran Cumani, il 23enne ammazzato con un fendente al cuore lo scorso 18 ottobre, di notte a Perugia. Lui questo 21enne di Ponte San Giovanni è un violento. Uno che girava di notte per locali portandosi dietro un coltello. Uno che probabilmente nella sua vita ha messo in conto di doversi fronteggiare con una lama e che quindi avrebbe potuto finire per ammazzare una persona. E’ un italiano di origini tunisine. Appartiene a quel gruppo di maranza di Ponte San Giovanni, noti per la maniere non proprio gentili e per gettare scompiglio nei luoghi che frequentano.

Questo è il suo primo fine settimana in carcere dove è arrivato con una giovane vita sulla coscienza. Lui come i suoi amici – secondo quanto raccolto da Umbria 24 – si ritengono appartenenti a Psg gang, un gruppo di ragazzi residenti a Ponte San Giovanni che emulano comportamenti e stili ripresi da bande urbane di grandi città, presentandosi come violenti e sprezzanti del pericolo. Yassin Hassen Amri, inoltre, ha giocato fino a pochi giorni fa con la squadra di calcio A.p.d. Piccione, con cui, secondo quanto è stato riferito a Umbria24, avrebbe disputato una partita a pochi giorni dall’omicidio Cumani. Le fonti raggiunte dal nostro giornale raccontano che il ragazzo era noto tra le squadre calcistiche locali per avere di frequente degli atteggiamenti aggressivi tanto in campo quanto negli spogliatoi. Per questo motivo sarebbe stato più volte allontanato dalle squadre, anche di recente durante una prova in campo per un’altra società sportiva.

Yassin, viene dalla frazione di Ponte San Giovanni, ma è conosciuto anche a Perugia. Negli ambienti dei locali ma anche nell’area del centro storico diversi lo conoscono e lo descrivono come un ‘bullo’ da evitare. Un tipico comportamento da guascone legato al branco al quale fa riferimento come se avvertisse un costante bisogno di compiacimento circa il suo comportamento aggressivo. In città, però, c’è anche chi smentisce questa narrazione sul profilo di Yassin. Un dirigente dell’ambiente calcistico perugino, che ha conosciuto di recente il 21enne, racconta che il ragazzo si comportava sempre in modo corretto, senza mostrare atteggiamenti violenti o negativi nei confronti della squadra. Anche tra chi lo frequentava in campo, alcuni dicono che non avrebbero mai potuto immaginare che Yassin potesse compiere un gesto come quello per cui oggi deve rispondere.

Come pubblicato, al momento che ha ammazzato il Hekuran di coltelli ne impugnava due: uno era quello appena lasciato a terra dal suo amico 18enne che ha affrontato gli avversari a mani nude. Dopo avere inferto il fendente mortale, secondo le testimonianze raccolte dagli inquirenti, avrebbe ripetuto più volte di averlo «bucato» per poi chiedersi se l’avesse ammazzato. Si è prima disfatto del coltello, appena avere indossato un giubotto che l’ha reso irriconoscibile rispetto alla scena di pochi secondi prima. Poi è andato a scambiarsi gli indumenti a casa di un’amica. La stessa che agli inquirenti avrebbe confessato che proprio mentre era con lei ha ricevuto la telefonata da un amico che gli avrebbe riferito della morte del ragazzo lasciato a terra. Qui – secondo le ricostruzioni – avrebbe pianto. Non è dato capire se per il dispiacere della morte del giovane o per avere percepito il guaio nel quale si è infilato. Ha poi fatto consegnare agli inquirenti un telefono che non era quello suo in uso quella notte e in maniera compulsiva ha cancellato materiale dai social.    

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