depuratore

di Francesca Marruco

Prima l’accusa era troppo generica, e quindi ritenuta nulla, adesso è «troppo specifica». E’ questa la nuova eccezione sollevata dai difensori dei tre tecnici dell’Arpa rinviati a giudizio per la storia del depuratore di Bettona, per cui giovedì mattina è iniziato il processo davanti alla Corte d’Assise di Perugia per disastro ambientale.

In aula Inizialmente anche i tre tecnici dell’Arpa erano stati rinviati a giudizio insieme agli altri dal gup Semeraro. Furono poi i loro legali Franco Libori, Francesco Falcinelli e Maria Mezzasoma, a sollevare l’eccezione relativa alla nullità del capo d’imputazione per la sua genericità. L’eccezione venne accolta, e per questo, gli atti vennero rimandati al gip e di lì al pm, che ha riformulato il capo d’accusa, rendendolo molto più specifico. Troppo però. Il collegio presieduto dal giudice Mautone si è riservato sull’eccezione e ha rinviato al dieci aprile prossimo, data in cui deciderà anche se riunire il procedimento con quello parallelo, in programma per il 20 aprile.

Omissioni Per il pubblico ministero Manuela Comodi il funzionario dell’Arpa Susanna D’Amico, e i due tecnici dell’Arpa Antonio Bagnetti e Claudio Menganna, «omettevano continuamente e in modo mirato i controlli di loro competenza, ovvero evitando di rilevare e di riferire, o riferendo in maniera errata, sia all’autorità giudiziaria che amministrativa, le numerose violazioni di legge commesse nel tempo e consetivano ai correi la gestione illecita di ingenti quantitativi ( fino ad oltre 360.000 mc annui) di rifiuti speciali non pericolosi». In particolare, «omettevano controlli e contestazioni a Codep in relazione al ristallo di 40.000 capi suini, a condizione del rispetto di specifiche prescrizioni, quali l’abbassament del livello di reflui contenuti nella laguna di stoccaggio già satura», e «redigevano falsi attestati di regolarità gestio in favre di allevamenti vicini al sodalizio, mentre rappresentavan asserite, ma inesistenti, irregolarità a caricao di altri allevamenti al solo scopo di favorire e tutelare il sodalizio».

Disastro ambientale Inoltre, si legge ancora nel capo d’imutazione dopo le modifiche, D’Amico e Bagnetti «rappresentavano falsamente, in più occasioni agli uffici superiori, sutiazioni “non preoccupanti e sotto cotrollo” contestate dagli uffici stessi». Mentre invece Bagnetti e Mengana «reiteratamente vaificavano o tentavano di vanificare gli accertamenti di P.G. In corso, invitando telefonicamente sia il personale Codep di autocontrollarsi e di rimuovere le tracce degli sversamenti». Infine, tutti e tre, in concorsi con gli altri già rinviati a giudizio, per Comodi sono responsabili di aver «provocato un disastro ambientale consistito nello stravolgimento e nella compromissione dell’equilibrio naturale dei terreni e delle acque, attraverso l’illecito e continuato smaltimento nel corso degli anni di milioni di tonnellate di rifiuti speciali[…] danneggiando le falde acquifere per l’alta concentrazione di sostanze inquinanti in particolare azoto e materiali pesanti».

Gli arresti Lo scandalo del depuratore di Bettona emerge nel luglio del 2009 con l’emissione di 11 misure di custodia cautelare, a conclusione di 3 anni di indagini da parte dei carabinieri del Nucleo operativo ecologico diretti dal pm Comodi. «Il sodalizio – scriveva il pm– operava mediante l’irregolare e non autorizzata gestione dell’impianto al fine di consentire ai consociati di disfarsi agevolmente degli enormi quantitativi di rifiuti prodotti dalle proprie aziende zootecniche, lucrando sia sui notevoli risparmi derivanti dallo smaltimento illecito, anche attraverso conferimenti di terreni da parte di proprietari (…) sia sui proventi e le utilità derivanti dalle illecite attività connesse all’esercizio dell’impianto in violazione di legge».

Prosciolti i politici In sede di udienza preliminare, davanti al gup Luca Semeraro, vennero invece prosciolti invece tutti i membri dell’allora Giunta comunale, per cui il pubblico ministero aveva chiesto delle condanne col rito abbreviato. Il giudice aveva invece emesso un non luogo a procedere perché il fatto non sussiste per l’ex sindaco Lamberto Marcantonini, il vice Valerio Bazzoffia e i membri della giunta Andrea Castellini, Luca Costantini, Franco Massucci, Rosita Tomassetti e Rossella Lispi.

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