di Francesca Marruco
Quindici milioni di euro di risarcimento. Tanto ha chiesto il Comune di Bettona per il disastro del depuratore Codep per cui il pm Manuela Comodi ha chiesto 105 anni di reclusione alla Corte d’Assise del tribunale di Perugia davanti alla quale si sta celebrando il processo che purtroppo, come è stato comunicato mercoledì mattina in udienza, vedrà il suo epilogo non prima di quattro mesi.
Calendario Il calendario delle udienze è stato infatti rivisto con una conseguenza che non piace né a pm né ad avvocati: i giudici, soprattutto gli onorari, costretti a sentire la discussione con mesi di pausa, che inevitabilmente creano problemi di varia natura. Mercoledì mattina l’udienza era fissata per la discussione dell’avvocato Valeriano Tascini che rappresenta il comune di Bettona.
Quello è pericoloso Tascini lo ha specificato subito che avrebbe trattato specialmente le intercettazioni ed è partito da quella in cui Paolo Schippa e Rinaldo Bagnetti, nel 2007 parlano delle elezioni e dicono «se non vinciamo questa volta non vinciamo più», «l’importante che ‘n va su bucacelo ( l’ex sindaco Frascarelli, ndr, che poi ha presentato un esposto sulla gestione Codep», «quello è pericoloso è». E questa intercettazione per Tascini è la dimostrazione di come «certo potere economico condizionava fortemente quello amministrativo».
Il piscio nel fiume E del perché gli imputati avessero bisogno di un appoggio politico, l’avvocato lo ha spiegato citando un’intercettazione da brividi, in cui un allevatore, non identificato, diceva: «Perchè noialtri siamo andati avanti con il depuratore fino a da poco, perché il piscio veniva buttato sul fiume, è vero o no?» E questa frase, l’allevatore la dice quando in una conversazione con l’ex presidente di Codep Paolo Schippa sosteneva che «voialtri vi siete ritrovati con un lago pieno di merda, che non avete vuotato il lago, questo qui è un dato di fatto. Eh?».«Almeno lui – è sempre l’allevatore – lo buttava sul fiume il piscio, voialtri non ce lo avete buttato e vi siete riempiti di piscio», e ancora, «che il depuratore ha depurato è una scusa perché sennò, il piscio, da quando è stato aperto il depuratore è stato buttato sempre sul fiume. Ho fatto anche io le nottate per buttarlo sul fiume, a suo tempo». E per quel «lago», la laguna che adesso contiene 90 mila metri quadri di liquami, l’avvocato ha considerato una spesa di almeno due milioni di euro per lo smaltimento.
Assoluzione per D’Amico Dopo l’avvocato Tascini, è stato Franco Libori a prendere la parola, per difendere la responsabile della sezione Todi- Bastia di Arpa Susanna D’Amico, per cui la difesa ha chiesto l’assoluzione. Il legale ha affrontato punto per punto tutte le contestazioni mosse alla sua assistita, specificando che non le è mai stata contestata l’associazione a delinquere e che il riesame revocò presto la misura cautelare adottata nei suoi confronti.
Nessuna omissione Quanto all’accusa che vorrebbe i tecnici di Arpa responsabili di aver omesso controllo, il legale ha sostenuto che «Non risponde a verità che i tecnici dell’Arpa nulla rilevavano: infatti con nota prot. n. 25523 del 11/12/2007 a firma del tecnico Bagnetti e della dirigente D’Amico indirizzata al sindaco del Comune di Bettona veniva chiesta l’adozione di un provvedimento contingibile ed urgente nei confronti dei soci allevatori aderenti a Codep con immediata sospensione del conferimento di liquami alla Codep ed immediato allontanamento di tutti gli animali detenuti negli allevamenti per i quali non fosse dimostrabile un idoneo sistema di smaltimento di liquami in alternativa a Codep». L’avvocato ha inoltre richiamato tutta una serie di altri documenti con i quali, secondo la linea difensiva, si dimostrerebbe che non vi fu alcuna omissione. Quanto alle questioni ambientali, su cui il legale ha puntualizzato di non dover intervenire in maniera approfondita perché la sua assistita ha una posizione diversa rispetto a queste tematiche, ha comunque sostenuto che «non sussiste, né è stato provato, alcun disastro ambientale».
