Riccardo e Valerio Menenti

di Fra. Mar.

Il sequestro di beni per un milione e mezzo di euro che il giudice del tribunale civile di Perugia Ombretta Paini aveva disposto nei confronti di Riccardo e Valerio Menenti, entrambi in carcere con l’accusa di essere mandante ed esecutore dell’omicidio del giovane perugino Alessandro Polizzi, è stato confermato dallo stesso giudice. La richiesta di sequestro era arrivata dai legali di Julia Tosti Luca Maori e Donatella Donati e quello della famiglia Polizzi, Trappolini e Rondini.  I legali dei Menenti invece ne avevano chiesto la revoca.

La conferma  «Per quanto la difesa abbia posto l’attenzione sulla precarietà del giudicato cautelare – scrive il giudice nel provvedimento –che naturalmente potrebbe anche non trovare conferma all’esito del processo, resta il fatto che, allo stato, tale giudicato esiste”. Non solo, per il giudice, l’ordinanza di custodia cautelare con cui i Menenti sono stati arrestati, “ risulta analiticamente ed esaurientemente motivata sicchè in questa sede non vi sono motivi per discostarsi dalle relative conclusioni».

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La storia Riccardo e Valerio sono detenuti nel carcere di Perugia e di Terni. Valerio, il figlio, viene indicato dalla procura di Perugia come mandante dell’omicidio mentre il padre Riccardo come l’esecutore. Riccardo, in sede di interrogatorio con il pm Antonella Duchini, ha detto di essere andato a casa di Julia Tosti, dove quella notte si trovava anche Alessandro Polizzi per dare una lezione al ragazzo che aveva picchiato il figlio Valerio spedendolo in ospedale. Poi, secondo il racconto di Riccardo, Polizzi avrebbe tirato fuori una pistola e sarebbe partito un colpo mortale. Ma la polizia, anche sulla scorta della testimonianza della ragazza sopravvissuta Julia Tosti non gli dà minimamente credito.

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Le considerazioni del giudice  Per il giudice inoltre esiste il periculum in mora, «escluso dai Menenti in base al fatto che in passato non sono mai stati inadempienti e di non aver provveduto all’alienazione di nessun bene avendo avuto tutto il tempo per farlo prima di entrare in carcere». Per il giudice le due considerazioni, risultano «neutre». «Sarà pur vero – scrive Paini – che i Menenti in passato non si erano mai resi inadempienti, ma ben difficilmente gli stessi in precedenza dovevano aver rischiato di versare 1.500.000 euro configurandosi come periculum proprio l’enorme entità di tale potenziale debito. Che poi non abbiano tentato di vendere nulla prima del loro ingresso in carcere, non toglie che gli stessi, di fronte ad una tale entità di debito, potrebbero essere indotti a farlo successivamente».

 

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