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Compostezza e denuncia: la memoria per il giovane Ovidio, barbaramente ammazzato dal suo patrigno a Pietralunga, passa attraverso una fioca fiamma che continua ad essere accesa.

LE IMMAGINI DELLA FIACCOLATA

Ad un mese dalla sua morte è la comunità di Pietrafitta a tenere accesa l amemoria. Quel luogo e quella gente così amati dal giovane Ovidio, ricordato da tutti come una eccezione, come un ragazzo straordinario, pieno di vita e di ottimismo, protagonista di eventi, di spettacoli teatrali e di iniziative che coinvolgevano giovani e famiglie. Una fiaccola che resta accesa, questo il simbolo e il sgno che la comunità vuole ribadire per dire che nessuno intende mollare, nessun intende dimenticare e tutti chiedono che sia fatta verità e giustizia.

Tanti i presenti alla fiaccolata che, come un fiume di luce, mesto ma determinato, ha attraverstato le strade del borgo per asseparsi attorno a quella chiesetta che è stato il luogo dei funerali di Ovidio, ma anche quello delle suo scorazzate e dei suoi giorni più felici. Tanti i cartelli, i punti interrogativi dietro le maglie degli amici del giovane di Pietrafitta, tante le domande alle autorità. «Superficialità?», «incompetenza?», «giustizia?», «cosa non ha funzionato?» ed altri interrogativi tesi a trovare una risposta a quei «ritardi o rallentamenti burocratici», «all’imprudenza che forse è stata fatale», quella che avrebbe ricondotto Ovidio tra le braccia del suo carnefice, il patrigno da lui denunciato proprio per le continue violenze in casa.

Giornalista dal duemila, ha lavorato per il Messaggero e Reuters. Ha fondato e diretto la rivista Artico, i quotidiani Giornale del Cilento e Umbria24. Ha svolto a lungo attività di freelance anche come videoreporter. Impegnato nel campo della formazione al giornalismo digitale e multimediale.