di Francesca Marruco
Tre patteggiamenti a tre anni e dieci mesi di reclusione, una condanna a cinque anni con rito abbreviato e una a due anni e mezzo per i quattro autori e il basista di una rapina ai danni di un imprenditore di Città di Castello avvenuta nel 2012. Hanno patteggiato gli albanesi Gentian Isufaj, Lec Marcu e Aleks Martini. Fatjon Palaj invece è stato condannato a cinque anni con rito abbreviato. Due anni e mezzo per il basista tifernate Fabio Strozzini che indicò agli albanesi la casa dell’imprenditore e gli confidò tutte le sue abitudini.
In aula E’ finita così davanti al gup di Perugia Lidia Brutti che ha giudicato i cinque imputati difesi tra gli altri dagli avvocati Daniela Paccoi, Donatella Panzarola, Guido Rondoni e Christian Giorni. I quattro assaltarono la villa di Gabrio Bruschi, il titolare di un night club nell’aretino, armati di coltello e pistola,( una scacciacani modificata tanto da sembrare vera) perché sapevano che l’uomo portava l’incasso del locale a casa. Glielo aveva detto il tifernate che aveva un debito di droga con uno degli albanesi e per saldarlo, pensò di vendere informazioni molto sensibili del suo ex datore di lavoro.
La ricostruzione del gip La notte del 4 agosto dello scorso anno «l’uomo armato di coltello– scriveva il gip Semeraro nell’ordinanza di custodia cautelare – minacciava il minore, ponendogli le lame all’altezza delle dita e gli intimava di aprire l’abitazione. Nel frattempo giungeva Bruschi Gabrio e il rapinatore costringeva il minore a stare seduto e a riferire al padre di essere caduto dalla moto». Pochi secondi dopo Bruschi, il figlio e la moglie, erano tutti in casa, sotto scacco dei quattro malviventi.
La figlia Ma non avevano fatto i conti con la figlia dell’imprenditore che dormiva al piano di sotto insieme al fidanzato. Il fratello con una scusa riuscì a scendere da lei e avvertirla. Fu lei, dal suo letto, a chiamare il 112 che arrivò poco dopo. I quattro albanesi vennero beccati quasi in flagranza di reato. I carabinieri della pattuglia del radiomobile di Città di Castello, che rischiarono di finire in un dirupo quando l’auto dei malviventi li aveva speronati, li presero poco dopo.
Gli amici I quattro ammisero le loro responsabilità davanti al gip e al pm Paolo Abbritti in sede di interrogatorio di garanzia. Cercando di minimizzare ognuno la sua parte. Durante la rapina, finita con un bottino di 3.500 euro, gioielli, oro e la jeep dell’imprenditore, uno degli albanesi gli disse: «Devi ringraziare i tuoi amici».


