di Francesca Marruco

Oltre 450 donne in poco più di un anno e mezzo hanno chiesto aiuto ai centri antiviolenza di Perugia e Terni: centri che hanno ospitato oltre 55 donne e 49 bambini nello stesso periodo. Numeri molto alti che stanno a signififcare che di questi posti c’era veramente bisogno. Ma questi centri, con la polemica che c’è stata prima dell’approvazione dell’assestamento di bilancio, hanno rischiato seriamente di non avere più finanaziamenti per restare aperti. E anche adesso, dopo lo stanziamento di 200mila euro che solo in parte andrà a loro, le responsabili dei due centri – Sara Pasquino e Silvia Menecali – chiedono di più. «Non è con 200 mila euro che si risolve tutto. Servono finanziamenti maggiori e strutturati: alle parole di indignazione dopo gli omicidi devono seguire i fatti». Sara e Silvia, che giovedì mattina hanno partecipato ad un incontro organizzato dallo Spi Cgil, hanno risposto ad alcune nostre domande.

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L’ennesimo femminicidio il 25 novembre, come commentate questo ennesimo omicidio?

«Siamo sconvolte da quello che è successo. Siamo molto preoccupate. L’Umbria i numeri continuano a salire, sono tante le donne vittime di violenza. Il femminicidio è solo l’ultimo atto di un esclatioon di violenza che tra le mura domestiche continua per anni. Le donne che muoiono sono donne che hanno subito violenza per anni e anni. E’ per questo che tutti insieme, politica, forze dell’ordine, istituzione, tutti si devono far carico di questo tema. Non solo a stanziare risorse, pensare a come prevenire sensibilizzare e come mantenere in essere i servizi che sono indispensabili perche se una donna sa a chi può chiedere aiuto questo è l’unico modo per denunciarla questa violenza perché denunciarla in altre sedi è importantissimo ma è tanto difficile se non vieni sostenuta».

C’è bisogno di sostegno di associazioni, di istituzioni di politica, c’è qualcuno che potrebbe fare di più e che non lo fa?

«La società civile può fare di più ma in primis può fare di più chi finanzia i servizi di contrasto alla violenza di genere perché è vero che ci sono molte associazioni di volontariato che operano quotidianamente, però è fondamentale finanziare i servizi dedicati centri qualificati perché lì lavorano professionisti qualificati, che hanno la capacità di dare una lettura alla violenza. E’ un percorso che molto spesso che celano realtà di donne e bambini che vedono salva la propria vita grazie al lavoro di centri antiviolenza, grazie a tante donne.

I centri antiviolenza hanno finanziamenti a sufficienza. C’è stata una grossa polemica in consiglio regionale e alla fine quei soldi sono stati assegnati alle politiche di generiche, ma sono sufficienti?

«I finanziamenti che abbiamo non sono sicuramente sufficienti, i centri antiviolenza vivono del lavoro delle donne che ci lavorano, ma vivono anche della sostenibilità quotidiana che permette alle donne di raggiungere la propria autodeterminazione. Negli ultimi tempi c’è stata anche una strumentalizzazione politica, vorremmo che l’impegno delle istituzioni fosse un sostegno concreto e vorremnmo che venissero pianificate delle politiche di reali sostegno ai centri antiviolenza e atutti i servizi contro la violenza di genere. Vorremmo che alle parole seguissero dei fatti concreti».

Ieri a partire dalla presidente della Regione è stato detto che è il momento di fare qualcosa di concreto, quali azioni concrete servono ai Cav per poter assicurare un servizio alle donne che ne hanno bisogno?

«Noi apprezziamo molto il passo indietro fatto e apprezziamo moltissimo l’impegno della presidente Marini in questi giorni. Sappiamo che lei ha molto a cuore questa tematica, è importante lo stanziamento di questi finanziamenti, senza i quali, i servizi non potrebbero esistere».