di Fra. Mar.
«Non mi rompere i coglioni grassona e non parlare con nessuno altrimenti vedrai ti farò sparire sia tu che il figlio». Era questo il tenore delle frasi che un vigile urbano, un 45enne perugino, rivolgeva alla moglie con cui viveva a Castiglione del Lago a cui una volta ha addirttura calpestato lo sterno, dopo averla buttata per terra. L’uomo, difeso dall’avvocato Laura Filippucci, è accusato sia di maltrattamenti in famiglia che di lesioni personali aggravate. E’ per questo che martedì mattina è stato rinviato a giudizio dal gup di Perugia Carla Giangamboni, come richiesto dal pm in aula martedì mattina.
Processo Il processo per l’uomo inizierà a giugno del prossimo anno. Secondo quanto descritto nel capo d’imputazione, l’uomo, «mediante reiterate condotte di violenza, minaccia e ingiuria ed atti di disprezzo ed umiliazione idonei ad infliggere continue sofferenze fisiche e morali ed imporre alla stessa un regime di vita vessatorio, mortificante e insostenibile».
Accuse Nello specifico, «nell’abusare del consumo di sostanze alcoliche in modo da presentarsi a casa in stato di ebbrezza e nelle medesime circostanze percuotere la moglie», «nel rivolgere alla coniuge in cerca di un dialogo con l’indagato, espressioni di disprezzo e minaccia, in un caso le ha detto: “la vita è la mia, cosa vuoi grassona se non la smetti di controllarm, vedrai cosa ti succede”».
Calpestata L’uomo, sempre secondo le accuse, non ha risparmiato neanche il figlio di sette anni, a cui, una volta in cui cercava la madre avrebbe detto:«ma che cazzo ti frega dove è tua madre, che te ne fai di quella grassona», e nella stessa circostanza avrebbe aggredito la moglie sia verbalmente che con la frase “che cazzo vuoi io faccio quello che mi pare, devi stare zitta grassona altrimenti vedi che ti faccio, questa è casa mia e non ne uscirò mai”». In questo episodio, secondo l’accusa, «colpendola con calci e strattonandola violentemente fino a farla cadere» l’avrebbe «calpestata passandole sopra lo sterno» causandole la frattura della costola sinistra. Mglie e figlio si sono costituiti parte civile con l’avvocato Gianni Spina.
