di Ivano Porfiri e Maurizio Troccoli
C’è anche Diamante Pacchiarini, attuale direttore sanitario della Usl Umbria 1, tra i 29 indagati nell’inchiesta “Caronte” della procura di Roma sul business del caro estinto. Coinvolti, a vario titolo, impresari di pompe funebri, politici e dirigenti generali e sanitari di Asl e ospedali. Le ipotesi di reato vanno dalla corruzione all’associazione per delinquere, associazione di tipo mafioso, e scambio elettorale. Contattato da Umbria24, Pacchiarini si dice «estraneo alle accuse» e «tranquillo».
Business dei morti L’inchiesta – come riporta Repubblica.it – ha portato alla luce un intreccio di interessi intorno al mondo delle pompe funebri del Lazio. Secondo gli inquirenti, gli impresari del settore avrebbero formato un vero e proprio un «sodalizio criminale di tipo mafioso», che si divideva il ricco mercato dei morti. Tutto partiva dalla gestione della camera mortuaria degli ospedali (dove avvengono circa l’80% dei decessi). Un esempio del giro di affari: all’ospedale Sandro Pertini nel 2011 ci sono stati 993 decessi, per un totale di quasi due milioni di euro di business. Nell’inchiesta c’è poi anche un filone legato al voto di scambio in cambio di appalti che riguarda i politici coinvolti.
Pacchiarini e Noto Tra i dirigenti sanitari finiti sotto inchiesta, invece, ci sarebbe tutto l’ex gotha del San Camillo. E, in questo ambito rientra il coinvolgimento di Diamante Pacchiarini, trevano di 59 anni, direttore sanitario dell’ospedale romano dall’ottobre 2005 al gennaio 2012 (dal dicembre 2008 al marzo 2012 è stato direttore sanitario dell’azienda San Camillo Forlanini, nel resto del periodo direttore sanitario del presidio ospedaliero). Pacchiarini, dal febbraio 2013 è direttore sanitario della Usl Umbria 1, nata dalla fusione delle vecchie Asl Perugia 1 e 2. Tra gli indagati anche il folignate Roberto Noto, 54 anni, dal 2006 al 2009 direttore amministrativo del San Camillo e successivamente con lo stesso ruolo al Santa Maria di Terni (fino al 2013 e per alcuni mesi alla Usl Umbria 1, prima di tornare a Roma.
Pacchiarini: «Completamente estraneo» Raggiunto al telefono da Umbria24, Pacchiarini ha detto: «Intanto tengo a precisare che l’inchiesta consta di due provvedimenti diversi, uno dei quali, mi dicono il più grave, non mi riguarda. Io sarei coinvolto, invece, nei fatti relativi al San Camillo, dove hanno indagato tutte le figure, i vertici, e quindi anche me. Sono assolutamente tranquillo rispetto a tutto quanto mi viene contestato, è la settima volta che vengo coinvolto in un procedimento giudiziario e sono stato sempre prosciolto, sono sicuro che anche questa volta sarà così. Non ho neppure individuato un avvocato, ritengo di non averne bisogno, aspetto solo di essere ascoltato e di dire quello che so rispetto a cui non temo nulla perché nulla ho fatto». Sulla vicenda che lo coinvolge, in particolare, Pacchiarini afferma: «Tanto per essere chiari, si tratterebbe di gare di appalto che funzionavano col massimo ribasso ed erano ‘aperte’, il che significa che il margine di discrezionalità per manovrarle era assolutamente inesistente. Non ho fatto parte di commissioni e non sono stato dentro a queste procedure, tantomeno conosco la maggior parte delle persone che risultano indagate. Come dirigente ho solo firmato una delibera»
Rettifica: in questo articolo è stata riportata per errore la notizia del coinvolgimento di Maurizio Brugiatelli, riportando come fonte l’articolo di Repubblica.it. Apprendiamo dallo stesso Brugiatelli che è «totalmente estraneo alla vicenda». Ce ne scusiamo.
