Il carcere perugino di Capanne

di Chiara Fabrizi

Il carcere di Capanne non figura nel decreto ministeriale del 2001, pertanto nel capitolo delle assegnazioni di personale non lo consideriamo. Secondo, in Umbria non rileviamo alcuna carenza di personale e, quindi, dei 750 agenti appena formati e assunti non ve ne mandiamo neanche uno. A parlare sono i massimi dirigenti del dipartimento di amministrazione penitenziaria (Dap). Ad ascoltare increduli i due sindacalisti umbri Daniele Rosati (Lisiapp) e Fabrizio Bonino (Sappe).

Grossolano errore La denuncia viene dai principali sindacati di polizia penitenziaria. «La Regione – sottolinea Daniele Rosati, segretario generale aggiunto del Lisiapp – è vittima di un grossolano errore che penalizza il provveditorato umbro, un dato non corrispondente all’assegnazione del numero di unità di polizia penitenziaria».

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Capanne il carcere fantasma. La vicenda che per molti dimostra ancora una volta l’incapacità dell’amministrazione penitenziaria nella gestione dell’emergenza carceri ha, questa volta più di altre, dell’incredibile. In sostanza, l’istituto di Capanne non figura nella determinazione delle piante organiche (documento che definisce il numero di agenti che devono essere assegnati all’istituto di pena) inserite nel decreto ministeriale del 2001. Il carcere perugino, viene da sé, non risulta nel provvedimento non per qualche strano arcano ma semplicemente perché dieci anni fa la struttura non era ancora stata realizzata, figurarsi funzionante. Ai tempi infatti era ancora aperto il penitenziario di piazza Partigiani lo stesso che il provveditore, logicamente, segnalò al Dap per il decreto del 2001. Poi però nel 2005, come noto, le cose cambiarono: Capanne venne inaugurato e il carcere di piazza Partigiani chiuso. Ma al Dap ancora non se n’è accorto nessuno.

Oltre al danno anche la beffa. Secondo i calcoli del Dap all’Umbria devono essere assegnati 631 agenti ma sull’informativa preventiva, fanno sapere i sindacati, viene riportato il dato di 531 unità. Un semplice errore di trascrizione? No, tutt’altro. I cento agenti sono stati appositamente depennati perché un tempo era questo il numero degli uomini in organico al carcere di piazza Partigiani. Così l’adeguamento del Dap va solo in una direzione, registra la chiusura ma non la nuova apertura.

Effetto a catena. L’errore del dipartimento però non si limiterà a danneggiare i già vessatissimi agenti in servizio a Capanne, ma colpirà indiscriminatamente ogni unità attiva all’interno di uno dei quattro carceri umbri. Già, perché se fino a ieri i calcoli sballati erano stati scevri di conseguenze,  oggi la questione è ben diversa. Con il dato di 531 agenti sufficienti a gestire i quattro carceri, il Dap ha deliberato che in Umbria non c’è alcuna carenza di personale. Ergo: dei 750 nuovi agenti pronti per essere assegnati ai vari penitenziari del Paese neanche uno ne verrà trasferito in Umbria.

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2 replies on “Carceri, all’Umbria nessuno dei 750 nuovi agenti penitenziari. Motivo: Capanne non esiste”

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