Armeni all'arrivo in tribunale

di C.F. e F.M.

Il gup Stefania Amodeo applicato al tribunale di Spoleto ha accolto la richiesta presentata dalla difesa di Emanuele Armeni di processo con rito abbreviato, condizionato ad una perizia super partes che affronti le questioni balistiche al centro di diverse interpretazioni tra accusa e difesa. Emanuele Lucentini venne ucciso da un proiettile di una mitraglietta imbracciata dal collega Emanuele Armeni una mattina dello scorso maggio nel piazzale della caserma di Foligno. Per la procura di Spoleto, Armeni ha premeditato il delitto, la difesa invece sostiene che quel colpo partì per sbaglio.

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Perizia balistica Al centro ci sono quindi le perizie balistiche, che dicono due cose diverse, a sostegno delle due tesi. La difesa ha chiesto quindi al giudice di poter ‘provare’ la sua tesi per dimostrare l’innocenza di Armeni. Il 22 marzo  verrà  conferito l’incarico al perito Marco Piovan che dunque dovrà rispondere al quesito del giudice. In tribunale le mogli e alcuni familiari sia di Lucentini e Armeni che hanno condiviso per un paio di ore abbondanti il corridoio che accompagna all’aula del secondo piano con estrema compostezza. In aula si sono, invece, accomodati Armeni, ma anche la moglie, i genitori e la sorella di Lucentini. I quattro rappresentati dagli avvocati Maria Antonietta Belluccini e Giuseppe Berellini hanno presentato la richiesta di costituzione in giudizio, accolta dal gup Amodeo.

La difesa di Armeni In aula il pm Michela Petrini, che avrebbe affermato di aver riscontri per ipotizzare il movente dell’omicidio, si è opposta al rito abbreviato e altrettanto hanno fatto i legali dei familiari di Lucentini, ma il giudice ha accolto la richiesta della difesa dell’imputato, rappresentata dagli avvocati Michele Montesoro e Margherita Piccardi che all’uscita dal tribunale hanno commentato: «Sono state completamente accolte le nostre richieste e quindi il processo parte con un certo piede per noi, anche se di per sé questo non vuol dire niente. Abbiamo chiesto di stabilire la compatibilità dello sparo con l’accidentalità, tuttavia la nostra richiesta di integrazione probatoria non vuole sostituire le ipotesi formulate dal consulente tecnico della procura (il dottor Emilio Galeazzi, ndr), ma per noi ci sono un ventaglio di ipotesi ulteriori che devono essere valutate per ricostruire la dinamica del fatto e questo è correlato all’elemento soggettivo perché – affermano – il divario che c’è fra la premeditazione e l’accidentalità è enorme e ci sono tutta una serie di sfaccettature che devono essere vagliate crediamo anche doverosamente di fronte a una contestazione così pesante».

Ordini di servizio modificati L’avvocato Montesoro in particolare ha spiegato che secondo i consulenti della difesa «in base a un certo presupposto può accadere di sparare accidentalmente con un M12 S2, sta di fatto – ha affermato – che se il comando generale dell’Arma ha modificato alcuni ordini di servizio su come si fa la vigilanza notturna, come si arriva in caserma e come si deposita l’arma evidentemente hanno riscontrato qualche carenza e credo – ha concluso – che questo sia illuminante». In aula si torna tra un mese.