di Chiara Fabrizi
È uno scontro aperto in cui nessuno viene risparmiato, nemmeno il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, iscritto nel registro degli indagati per truffa e corruzione. Il controllo della Banca Popolare di Spoleto (Bps) resta ancora al centro di una contesa asprissima che in questa fase si sta combattendo a colpi di esposti tra un gruppo di soci della Spoleto Credito e servizi (Scs), che contestano il commissariamento e la vendita a Desio paventando un danno ai piccoli azionisti compreso tra 300 e 500 milioni di euro, e dall’altra la Banca d’Italia che attraverso i tre ex commissari Nicola Stabile, Giovanni Boccolini e Gianluca Brancadoro ha fatto sapere di aver consegnato tre diverse segnalazioni alla procura della Repubblica di Spoleto.
Procura I magistrati sono al lavoro su tutti i fronti, «accertamenti sono in corso – ha scritto il procuratore capo Alessandro Cannevale in una nota ufficiale – e si ritiene di poterli condurre rapidamente anche con la collaborazione di Banca d’Italia». Col documento il procuratore ha anche chiarito che l’iscrizione nel registro degli indagati di Visco, i tre ex commissari, Stefano Lado attuale presidente di Bps e il comitato di sorveglianza è avvenuta «sulla base di quanto prospettato» nell’esposto dei soci con i reati ipotizzati che rappresentano semplicemente «la qualificazione giuridica di un’ipotesi investigativa proposta da privati, tutta da verificare e valutare». Le indagini faranno il loro corso, ma la guerra intorno a Bps non sembra finita.
Soci Scs e Antonini Mercoledì mattina nel palazzo della Provincia di Perugia i soci di Scs, che attraverso l’avvocato Riziero Angeletti e il presidente di Aspo credit Carlo Ugolini hanno presentato l’esposto, lo hanno detto chiaramente: «Siamo qui per aggregare i soci che hanno subito un danno stimato tra 300 e 500 milioni di euro con l’obiettivo di ridare all’Umbria e Spoleto la Bps, che ci è stata sottratta». Accanto ad Angeletti nel pool di legali che ha seguito la vicenda anche Gaetano Puma, Massimo Perari e Cristian Baiocchi, in sala ad ascoltare l’ex presidente di Scs e Bps, Giovannino Antonini, che prima della conferenza stampa è tornato alla carica: «Ci hanno estorto e rubato la banca fondata 120 anni coi soldi dei nostri nonni e dei nostri genitori, ma i 21 mila soci devono tornare a essere proprietari».
Nit Holdings Gli avvocati che negli ultimi mesi hanno vagliato le carte e sostenuto la battaglia di Ugolini, che in Aspocredit ha radunato 400 soci Scs pari al 2%, calcano parecchio la mano sull’offerta della Nit Holdings di Hong Kong che, è la sostanza della loro posizione, aveva presentato un’offerta migliore di quella di Desio. Ed è qui che gli ex commissari Stabile, Brancadoro e Boccolini rispondono per le rime: «Era una patacca, la documentazione che ne avrebbe dovuto attestare la solidità economica è risultata del tutto inattendibile, tant’è che i sottoscritti commissari straordinari hanno depositato ben tre esposti alla procura della Repubblica di Spoleto proprio in relazione alla non veridicità dei documenti depositati. L’esclusione dal procedimento di selezione degli offerenti di Nit Holding – concludono – è stata comunicata dagli scriventi all’interessata con adeguata motivazione e si precisa inoltre che, quanto meno nel mercato europeo, l’acquirente di una banca deve avere particolari requisiti di serietà e solidità finanziaria».
La guerra continua La contesa è in pieno fermento ma si gioca anche su più fronti. Nell’esposto dei cento soci si legge anche che il decreto con cui il ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) ha sanato ora per allora le criticità che hanno spinto il Consiglio di Stato ad annullare il commissariamento di Bps e Scs è stato impugnato di fronte ai giudici amministrativi, nell’ambito del procedimento aperto per l’ottemperanza della sentenza. Un ricorso è stato, poi, annunciato sull’esito dell’assemblea Scs dell’ottobre 2014 quando venne ricomposto il consiglio d’amministrazione. La guerra per Bps continua.
