di Enzo Beretta
C’è una telefonata delle 10.02 del 15 maggio 2022 sulla quale si concentrano le attenzioni degli investigatori di Perugia impegnati nelle indagini sui presunti maltrattamenti subìti dal bimbo nigeriano di un anno accompagnato all’ospedale in fin di vita. Arresto cardiorespiratorio, duplice frattura cranica ed esiti di trauma dell’arto superiore destro e sinistro, riporta in sintesi il referto medico del neonato giunto al pronto soccorso insieme alla madre e ad un suo amico a bordo di un’auto privata.
IL TRIBUNALE DEI MINORI: QUELLE FERITE PROVOCATE DALLA MADRE
La chiamata al 118 In seguito alle manovre rianimatorie il piccolo è stato ricoverato all’Unità di terapia intensiva neonatale, per poi essere trasferito con urgenza all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze. Prima dell’arrivo del piccolo al Santa Maria della Misericordia un numero cellulare ha avvisato il 118, la voce di una donna straniera aveva lanciato l’allarme a proposito di un bimbo che era quasi morto, che non respirava più perché vomitava.
Arresto cardiaco e ipotermia Dalla centrale operativa hanno risposto che l’ambulanza sarebbe arrivata in pochi minuti, per accelerare l’intervento il centralinista ha chiesto alla donna di scendere in strada per poi apprendere, nel corso della successiva comunicazione, che il bimbo sarebbe stato portato in macchina all’ospedale. Ci è arrivato in arresto cardiaco e in ipotermia. Soltanto quando è stato stabilizzato i medici lo hanno sottoposto a Tac cerebrale e dell’addome.
In lacrime davanti all’edicola Nel tardo pomeriggio del 15 maggio la donna, quando ormai il figlioletto era già volato a Firenze, è stata rintracciata dalle forze dell’ordine nei pressi dell’edicola dell’ospedale, in lacrime, ma a proposito delle lesioni riportate dal bambino è sembrata vaga e imprecisa: non ha saputo spiegare come aveva fatto il figlioletto a procurarsi quelle ferite.
«Richiesta di protezione internazionale» Per questi fatti la mamma del bambino – in tasca un permesso di soggiorno provvisorio ottenuto in seguito alla richiesta di riconoscimento della protezione internazionale – è stata indagata con le accuse di maltrattamenti in famiglia e lesioni.
Il numero ‘bloccato’ del padre In queste settimane l’inchiesta ha ottenuto una proroga: le indagini proseguono. A proposito del padre del bambino la donna si è limitata a dire che i rapporti con lui si erano interrotti in quanto, tra le altre cose, se n’era andato di casa senza contribuire al mantenimento del piccolo. Un rapporto talmente teso che la donna avrebbe bloccato il numero sul cellulare dell’ex compagno, già conosciuto dalle forze dell’ordine per una serie di reati che vanno dallo spaccio di droga al furto e alle lesioni.
