di Francesca Marruco

Un dipendente del Comune di Bevagna è stato arrestato in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari perché accusato, tra l’altro, di aver fabbricato carte d’identità false. L’uomo, al centro di un’indagine di Digos e carabinieri, è sospettato di aver ceduto documenti falsi a due magrebini, identificati a Londra. Ed è appunto da Londra che è partita la richiesta di controllo alla polizia italiana: la polizia inglese ha chiesto ai colleghi italiani di verificare due documenti di due magrebini con carte d’identità rilasciate dal Comune di Bevagna. Un normale controllo, precisano dalla questura, dove giovedì mattina c’è stata una conferenza stampa congiunta di polizia e carabinieri.

Controlli per 104 In pratica, ha spiegato il maggiore Carlo Sfacteria – capo del reparto operativo di Perugia – loro avevano iniziato un’attività di indagine sul soggetto arrestato, nell’ambito di alcuni controlli sui benfici dei permessi della legge 104 nelle pubbliche amministrazioni. I carabinieri di Foligno avevano quindi scoperto che il 42enne, durante i permessi per la 104 si era recato tre volte a Londra, e non era a casa ad accudire il padre invalido, come invece prevedevano quei permessi.

Documenti falsi Pochi mesi dopo, dalla polizia inglese è arrivata una richiesta di controllo alla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione di Roma. E’ da questo controllo, poi passato alla questura di Perugia, che è emerso che le carte di identità erano state rilasciate dal Comune di Bevagna e non risultavano oggetto di ricerche. Si trattava di un lotto restituito, nel novembre 2014, alla Prefettura di Perugia.

Lui E’ così che la polizia è arrivata al dipendente comunale. In passato aveva lavorato all’anagrafe ed era addetto alle attività informatiche. L’ipotesi dell’accusa – l’inchiesta è del sostituto procuratore di Spoleto Gennaro Iannarone – è che l’uomo possa aver portato i documenti a Londra nelle sue assenze dal posto di lavoro. Documenti praticamente reali, solo con foto che non erano quelle dei reali intestatari, che sono cittadini magrebini regolari e perfettamente integrati che vivono a Bevagna.

No terrorismo Il capo di gabinetto della questura di Perugia Francesco Barba, insieme al capo della Digos di Perugia Pierandrea Taurelli, precedentemente in servizio proprio alla direzione centrale della polizia di prevenzione, hanno spiegato come, dopo gli attentati terroristici e il teso clima internazionale, sono molto aumentate collaborazioni di questo tipo tra polizie di due paesi europei, ma che il controllo di questi due specifici documenti non vuol dire che i due magrebini  – fermati a Londra, di cui di fatto si disconosce la reale identità – siano ritenuti in qualche modo pericolosi.

Come? Resta da capire perché questi due documenti italiani, falsi solo perché avevano foto diverse da quelle dei reali titolari, possano aver attirato l’attenzione della polizia d’oltremanica. Ma al momento non è stato spiegato. E il maggiore dei carabinieri Sfacteria ha escluso che possa esserci qualche legame o anche sospetto legame con attività terroristiche dei fermati a Londra.  Certo, resta anche da chiarire come possa essere avvenuto il contatto tra i magrebini e il presunto colpevole di aver fabbricato i documenti falsi. Se ci sono stati degli intermediari. Se esiste un’organizzazione. O se, molto più semplicemente, quei due magrebini hanno gravitato nella zona di Bevagna e sono venuti in contatto con quest’uomo che ha deciso di incassare qualche soldo in più.

Il loculo del cimitero Stessa cosa che avrebbe fatto quando avrebbe falsificato la richiesta di restituzione di un loculo del cimitero di una ignara signora. Secondo le indagini avrebbe scritto al Comune di Bevagna chiedendo che quel loculo venisse ripreso indietro e che il corrispettivo che l’Ente versa, andasse su un conto corrente di una persona a lui vicina. Per questo è accusato di falso ideologico e abuso d’ufficio. Insomma, la parte della storia che crea più interrogativi, deve ancora essere appurata.

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