I controlli della guardia di finanza

di Iv. Por.

Una villa da un milione di euro è stata sequestrata dalla guardia di finanza di Pesaro a un’insospettabile infermiera, che è stata denunciata per riciclaggio. L’accusa è che il denaro sia frutto di frode fiscale e bancarotta fraudolenta effettuate dal marito, che gestiva due concessionarie a Città di Castello, in provincia di Perugia.

Villa da un milione Il Nucleo di polizia tributaria di Pesaro, a conclusione di un’articolata indagine, ha messo i «sigilli»  a una prestigiosa villa, sita a Mercatello sul Metauro, di proprietà di un’infermiera in servizio presso un ospedale della provincia. Il provvedimento di sequestro preventivo finalizzato alla confisca, come disposto dall’autorità giudiziaria, ha colpito una recentissima costruzione di pregio, costituita da 9 stanze e ampio spazio verde circostante, il cui valore commerciale è di oltre un milione di euro.

Bancarotta fraudolenta Il provvedimento di sequestro nei confronti dell’infermiera, accusata del reato di riciclaggio e reimpiego di capitali di provenienza illecita, scaturisce – secondo i finanzieri – da una pregressa attività di frode fiscale e bancarotta fraudolenta perpetrata dal coniuge, titolare, in passato, di concessionarie di autovetture. In particolare, il marito gestiva due società con sede a Città di Castello. Nei suoi confronti aveva proceduto la guardia di finanza di Perugia.

Rischia 12 anni L’indagine, nata dall’esame dei movimenti di capitale nell’ambito del costante monitoraggio delle operazioni bancarie sospette, ha permesso agli investigatori della guardia di finanza di spulciare i conti della 46enne, nativa di Sant’Angelo in Vado, e di ricostruire – attraverso l’analisi delle operazioni, dei continui versamenti di contante e degli assegni emessi, a ignare colleghe, e successivamente annullati – l’iter dei movimenti fatti dalla donna e di capire che si trattava di riciclaggio di capitali, impiegati poi per la realizzazione dell’immobile in argomento. L’interessata, in caso di condanna, rischia una pena fino a dodici anni di reclusione.

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