Ada Pompei, la mamma del carabiniere Renzo Rosati

di Iv. Por.

Una targa e un busto per ricordare l’eroico vice brigadiere Renzo Rosati, il carabiniere ucciso a Roma mentre cercava di sventare il furto di un motorino, nel 1988. A lui è stata dedicata la nuova caserma dei carabinieri di Assisi, inaugurata alla presenza del comandante dell’Arma, il generale di corpo d’armata Leonardo Gallitelli.

Le autorità La cerimonia ha visto la partecipazione del prefetto di Perugia, Vincenzo Cardellicchio, del consigliere militare del Presidente della Repubblica, generale Mosca Moschini, dell’Arcivescovo di Assisi, Domenico Sorrentino, e di numerose altre autorità.

La cerimonia Madrina dell’evento, che ha avuto inizio alle 10.30 nel cortile della caserma con lo schieramento del picchetto d’onore e della Fanfara della Legione Allievi Carabinieri di Roma, la mamma dell’eroico militare, Ada Pompei, che ha consegnato al comandante della stazione carabinieri di Assisi la bandiera donata dalla sezione locale dell’Associazione nazionale carabinieri. Presente alla cerimonia, accompagnato dalla moglie, anche il carabiniere, ora brigadiere in servizio a Tivoli (Rm), Amedeo Mandara, di pattuglia assieme al vice brigadiere Rosati all’epoca della tragedia. Le autorità hanno scoperto una targa di intitolazione alla memoria e un busto commemorativo di Rosati, realizzato dallo scultore umbro Fiorenzo Bacci grazie al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia.

Chi era il Brigadiere Rosati? Chi era Rosati lo ha spiegato nel suo discorso il comandante provinciale dei carabinieri, Angelo Cuneo. «Era un ragazzo – ha detto il colonnello – come tanti altri di appena 26 anni, nato cinquanta anni fa in questa splendida città. Aveva frequentato il Convitto nazionale ad Assisi e l’Istituto tecnico per geometri di S.M. Angeli e nel 1983 si era arruolato come carabiniere ausiliario, affascinato dagli alamari e dall’esempio del fratello. L’anno successivo venne assegnato alla stazione di Scansano e dopo la frequenza del corso sottufficiali, venne destinato alla stazione di Castel Madama. Nella cittadina laziale il 17 aprile del 1988 con determinazione affrontò dei feroci criminali e sacrificò la sua giovane vita per la sicurezza dei suoi concittadini. Era assieme all’ancor più giovane carabiniere Mandara, che benché ferito riusciva a reagire disarmando uno dei malviventi».

Non lavoro, servizio Il colonnello Cuneo ha sottolineato come quello del carabiniere non sia un lavoro ma un «servizio». «Su questa parola – ha detto – mi permetto di richiamare a me stesso e a tutti i carabinieri la sua profonda importanza: servizio significa servire gli altri, dare costante dimostrazione di totale disponibilità, così come hanno fatto anche altri giovani militari da noi tutti conosciuti e profondamente legati a questa terra: l’App. Fezzuoglio, il Col. Gildoni, il Mar. Angelucci e il Col. Congiu».

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