di Ivano Porfiri e Francesca Marruco
L’ex sindaco di Gubbio e attuale vicepresidente del consiglio regionale Orfeo Goracci, è stato arrestato insieme ad altre otto persone a seguito di un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Carla Maria Giangamboni. Il gip ha inoltre disposto per Goracci e gli altri il divieto di incontro con il suo avvocato per 5 giorni.
«Lo zar» Goracci è accusato di essere a capo della presunta associazione per delinquere che avrebbe messo in atto assunzioni, stabilizzazioni di precari, avanzamenti di carriera e aste di beni immobili. Nel capo d’imputazione, Goracci viene definito «il re», «lo zar» o «il padrone». Gli interrogatori di garanzia sono in programma tra mercoledì e giovedì.
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Gli arresti Contemporaneamente a Goracci sono state eseguite altre 8 ordinanze, 4 in carcere e 4 ai domiciliari. Le altre 8 persone raggiunte dall’ordinanza sono: Maria Cristina Ercoli, braccio destro di Goracci ed ex assessore al Bilancio (Prc); Lucio Panfili, ex assessore all’ambiente (Prc); Graziano Cappannelli (eletto in lista civica, oggi nell’Idv), ex assessore al Commercio; Lucia Cecili, dirigente comunale al Personale. Ai domiciliari l’ex assessore all’Urbanistica, Marino Cernicchi (Prc); Nadia Ercoli, sorella di Maria Cristina e funzionaria del comune alla polizia municipale; Antonella Stocchi (Lista Civica Sinistra Unita), ex presidente del consiglio comunale. Infine, Paolo Cristiano, ex segretario comunale di Gubbio.
Le perquisizioni Nell’ambito dell’indagine, condotta dai carabinieri dell’Arma territoriale e da quelli del Ros, il magistrato titolare del fascicolo e i carabinieri si sono recati negli uffici del Comune di Gubbio e del Consiglio regionale dove hanno sequestrato documenti e gli hard disk di diversi computer.
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L’inchiesta Orfeo Goracci, ex sindaco di Gubbio, qualche mese fa era stato raggiunto da un’informazione di garanzia nella quale la procura di Perugia ipotizzava il reato di concussione e abuso d’ufficio, la stessa accusa rivolta nei confronti dell’ex vicesindaco di Gubbio, Maria Cristina Ercoli. Al centro dell’inchiesta alcune assunzioni sospette che sarebbero avvenute proprio all’interno del comune di Gubbio, quando Goracci era il primo cittadino.
Le origini L’indagine vera e propria «trae origine dalla confluenza di separate indagini – scrive il gip nella sua ordinanza -, avviate a seguito di denunce/querele (una proposta dai vigili urbani Ceccarelli, Volpi e Naticchi, e due dalla funzionaria Minelli, tutti in servizio a Gubbio), e di segnalazioni relative a presunti abusi commessi all’interno dell’amministrazione comunale eugubina, riferibili dell’ex sindaco Orfeo Goracci, e al suo più stretto ‘entourage’ ». «Approfondito il contenuto delle denunce – scrive ancora il gip -, e sentite alcune persone informate sui fatti, era andato a delinearsi un quadro indiziario significativo, in forza del quale, era stata autorizzata l’effettuazione di intercettazioni delle utenze in uso ai soggetti menzionati nelle denunce». «L’abuso d’ufficio – si legge ancora nelle 55 pagine di ordinanza – non si è esaurito all’epoca del primo episodio denunciato, ma protrattasi nel tempo, con successive azioni di prevaricazione e minaccia volte a ritenere che il caso della dottoressa Minelli non fosse isolato».
Pubbliche funzioni piegate a interessi privati nella ricostruzione accusatoria l’associazione per delinquere avrebbe commesso i reati contestati «con abuso dei poteri inerenti una pubblica funzione ed in danno di pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio», nonché, sta scritto, «per aver stabilmente piegato lo svolgimento delle pubbliche funzioni al perseguimento di interessi privati consistenti in vantaggi politico-elettorali, mantenimento delle posizioni di potere e sviluppo della carriera, vantaggi economici per se stessi e per soggetti loro legati da vicoli di vicinanza politica, amicizia e sentimentali (per il Goracci), con pari e ingiusto danno per la collettività, per i dipendenti e i soggetti estranei all’amministrazione ritenuti invisi od ostili al sodalizio che venivano stabilmente posti in condizioni di emarginazione, sfavoriti, danneggiati nello sviluppo della carriera, minacciati, estorti ed ingiustamente penalizzati, in un generale clima di intimidazione e di paura instaurato e mantenuto dal sodalizio all’interno del Comune di Gubbio».
Il «gruppo Goracci» Per gli inquirenti esisteva un vero e proprio «gruppo Goracci» con in testa l’ex sindaco di Gubbio soprannominato «il re», «lo zar» o «il padrone» che aveva «prioritariamente di mira il ‘potere’» in un’accezione caratterizzata «da favoritismi, dallo spregio dei ‘lacci e lacciuoli’ rappresentati dalle procedure e dalle norme di legge e da personalismi esasperati». Lo si legge nell’ordinanza di custodia cautelare. Goracci, per il gip, «una volta eletto sindaco di Gubbio ha subito dimostrato quale fosse la sua personale concezione della cosa pubblica». Tra le accuse quella di associazione per delinquere finalizzata a diversi reati tra cui l’abuso di ufficio e la concussione.
La politica non c’entra Il gip, sottolinea la comune appartenenza di quasi tutti i presunti sodali a una «medesima formazione politica». Tuttavia, per il giudice, nella formulazione accusatoria «non viene presa in alcun modo in considerazione l’attività politica degli indagati né la comunanza di azione e di intenti per il perseguimento di obiettivi in sé legittimi (ivi incluso il conseguimento e il mantenimento del ‘potere di governo’)». Il gip, parlando del cosiddetto «gruppo Goracci», sottolinea che «tale definizione non è stata coniata dal pm, bensì mutuata dalle dichiarazioni delle numerose persone sentite durante le indagini, che tale espressione hanno utilizzato allo scopo di indicare una sorta di organismo unitario, strettamente coeso, riferibile all’ex sindaco e ai suoi più stretti sodali».
La violenza sessuale A carico di Orfeo Goracci viene contestato anche il reato di violenza sessuale aggravato dal fatto che sia stato commesso «nella sua qualità di pubblico ufficiale e all’interno del proprio ufficio di sindaco». In particolare, si legge nell’ordinanza firmata dal gip di Perugia, «per avere in due distinte occasioni costretto una dipendente, alla quale inviava numerosi sms e pressanti inviti per intrattenere rapporti sessuali, a subire atti sessuali, baciandola, cingendole le spalle e tirandola a sé, contro la volontà della donna». Secondo la testimonianza di un’amica e collega della donna era un fatto notorio quello secondo cui «la logica era chiara: o eri donna e cedevi alle avances del sindaco, o eri uomo e avevi agganci politici o amicizia con Goracci e con persone riconducibili al suo gruppo oppure eri fuori dai giochi». Nell’ordinanza diverse delle indagate sono segnalate come «legate da vincoli sentimentali» con Goracci.
«Con noi o contro di noi» E c’è anche l’attuale sindaco di Gubbio, Diego Guerrini, tra gli accusatori del «gruppo Goracci». Agli inquirenti ha riferito che, al momento di presentare la sua candidatura, aveva nettamente avvertito la pressione esercitata nell’ambiente comunale dal «gruppo Goracci», che – attraverso Maria Cristina Ercoli, vera e propria “emanazione” di Goracci, Cernicchi, Stocchi, Cappannelli e Panfili – faceva capire che era necessario schierarsi «con loro o contro di loro». Il gip sottolinea anche il «pesante atteggiamento ostruzionistico dell’intero “gruppo Goracci”», una volta eletto Guerrini, «volto a paralizzare l’azione amministrativa del nuovo sindaco, nonché i casi di dipendenti sorpresi a rovistare nei cassetti delle scrivanie degli assessori». Proprio per dare discontinuità con l’amministrazione precedente, Guerrini sottolinea al magistrato di aver allontanato Cristiano (segretario generale del Comune) e di aver promosso una rotazione tra i dirigenti. Il nuovo sindaco si è poi accorto che il sistema informatico del Comune consentiva l’accesso alla sua agenda elettronica anche tramite un telefono cellulare in uso a Maria Cristina Ercoli. Denunciato il fatto, a Guerrini viene spiegato che si trattava di un semplice disguido.
Distrutti e occultati documenti Per il gip le esigenze cautelari sono giustificate dal pericolo di reiterazione dei reati e dal «pericolo concreto di inquinamento probatorio» comprovato, a parere del gip, «dalle condotte poste in essere dagli indagati nel corso delle indagini di Pg finalizzati all’acquisizione della documentazione di interesse investigativo». «Dopo l’invio delle informazioni di garanzia e all’avvio dell’attività di acquisizione documentale presso il comune di Gubbio – scrive infatti il gip – si è assistito ad una pronta reazione dell’intero ‘gruppo’ che ha subito fatto quadrato intorno al Goracci, prodigandosi a cercare di carpire il maggior numero possibile di informazioni relative all’indagine e occultando documenti rilevanti per le indagini (fatti sparire o consegnati agli indagati)».
Goracci e il Prc Goracci era stato eletto nelle fila di Rifondazione comunista ma a seguito dell’inchiesta si è autosospeso dal partito. I vertici regionali del partito ne avevano chiesto le dimissioni da vicepresidente del consiglio regionale. Maestro elementare, 53 anni, Goracci ha una lunga carriera politica alle spalle. Per dieci anni, dal 2001 al 2010, è stato sindaco di Gubbio guidando il suo partito, il Prc, in due tornate elettorali trionfali che hanno fatto della città dei Ceri un piccolo caso nazionale. Goracci è stato anche parlamentare nonché vicepresidente della giunta regionale all’epoca di Maria Rita Lorenzetti e poi, nel 2010, è stato eletto in consiglio regionale. Al suo posto Maria Cristina Ercoli ha retto la città per un anno fino alle primarie del 2011 che l’hanno vista soccombere, in un mare di polemiche, di fronte al candidato del Pd Diego Guerrini.


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