Il Tar dell’Emilia Romagna ha rigettato il ricorso presentato dal Cocoricò contro la decisione del Questore di Rimini di chiudere il locale per 4 mesi dopo la morte del 16enne di Città di castello Lamberto Lucaccioni. Lo rende noto il Codacons, che si era costituito in giudizio difendendo il provvedimento della questura.
IL 19ENNE: «DOVEVO MORIRE IO»
SI DIMETTE IL GENERAL MANAGER DEL COCORICÒ
Ordinanza Nel rigettare il ricorso il Tar scrive nel testo dell’ordinanza: «Considerato che ai sensi dell’invocato art. 41 della Costituzione l’iniziativa economica privata è libera ma non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale, e quindi non deve provocare ‘danni sproporzionati all’ambiente e alla salute’ (Corte Cost. 116/06) e alla sicurezza pubblica; che tale principio si impone in sede di bilanciamento degli interessi in gioco, assegnando prevalenza a quest’ultimo; che l’esercizio del potere ex art. 100 TULPS è connotato da amplissima discrezionalità, nella fattispecie immune da censure di manifesta irragionevolezza o errori di fatto, esercitato in base ad un principio e per un fine di ‘precauzione’, cioè allo scopo di provocare disaggregazione di criminalità gravitante nel luogo considerato (e non certo di sanzionare responsabilità, coinvolgimenti o inerzie del gestore); che la durata della sospensione è stata parametrata a tale esigenza, e che quindi non appaiono violati i principi di proporzionalità e adeguatezza al fine».
Codacons «Ci auguriamo – commenta il Codacons – che, dopo questa decisione del Tar, il Cocoricò sappia prendere adeguati provvedimenti contro lo spaccio di sostanze stupefacenti e a tutela della salute dei giovani, per i quali la discoteca rappresenta un importante punto di riferimento».
Denunceremo genitori Poco dopo la notizia del rigetto del Tar è arrivato anche il grazie dei genitori di Lamberto Lucaccioni.«La cosa più bella – racconta il loro avvocato Roberto Bianchi – è aver sentito dopo due mesi dal tragico evento il papà di Lamberto per la prima volta con l’animo sereno. L’ho sentito ripagato dalla presenza dello Stato attraverso le sue istituzioni – il questore e il prefetto di Rimini da un lato e il TAR dell’Emilia Romagna e le forze dell’ordine dall’altro – che hanno compiuto atti di grande giustizia. Ma di certo non è finita qui. I responsabili della discoteca assieme ai genitori del ragazzino che hanno ospitato Lamberto la sera del tragico evento e al giovane spacciatore – dovranno ora rispondere dei Loro comportamenti innanzi alle autorità giudiziarie competenti ove ho ricevuto incarico di convenirli».

Giusto, almeno una volta, i giudici hanno la testa sulle spalle!!!! NON SI POSSONO MANDARE I FIGLI E NIPOTI IN DISCOTECA IN OGNI CITTA’ E POI NON VEDERLI PIU’. LA DISCOTECA DEVE essere un punto di incontro, di divertimento sano, come era tanti anni fa, in cui ballare, socializzare. Ci si andava presto e a mezzanotte tutti a casa e NON giravano DROGHE COME OGGI…………………………………LA MUSICA, IL GUSTO DI BALLARE, COMUNICARE, FARE CONOSCENZA CHE POI QUALCUNA DIVENTAVA AMICIZIA VERA CHE DURA NEGLI ANNI, CONOSCERE QUALCUNO/A CHE POI DIVENTAVA , FORSE,FIDANZATO/A….OGGI INVECE SI ESCE……… E NON SI TORNA PIU’ A CASA….. E NON SI VIVE LA VITA VERA!!!!!!!!!!!!!