di Giorgia Olivieri, Maria Giulia Pensosi e Chiara Putignano

Il telefono del 1522 in Umbria quest’anno ha squillato per 292 volte accogliendo segnalazioni di casi di violenza sulle donne. Per 112 volte, invece, una donna ha chiesto aiuto al servizio pubblico antiviolenza e stalking dal cuore verde d’Italia. In seguito al femminicidio di Giulia Cecchettin tutti i servizi di emergenza e ascolto hanno registrato un impennata delle richieste di aiuto, e l’Umbria non è da meno, a aumentare è anche il numero delle giovanissime. Il 25 novembre ricorre la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, ecco il viaggio di Umbria24 volto a conoscere le realtà territoriali tra centri antiviolenza e associazioni.

Tante Giulia’ La situazione delineata da Laura Pelle, responsabile del Centro antiviolenza ‘Libere tutte progetto Scarpe rosse’ di Terni, è emergenziale, specialmente in seguito alla morte di Giulia Cecchettin, episodio che ha scosso tutto il Paese. «La storia di Giulia ha amplificato la questione e il livello di attenzione e preoccupazione da parte delle donne si è alzato, pochi giorni fa si è rivolta a noi una ragazza come Giulia, ha la sua stessa età e gli indicatori di violenza sono gli stessi manifestati da Filippo Turetta». Inoltre, come spiega Pelle, «in questi giorni l’età delle donne che ci contattano sta subendo un abbassamento, solitamente l’età media delle nostre assistite è tra i 35 e i 45 anni, tutte in generale avevano alle spalle delle situazioni importanti già nelle famiglie di origine».

Terni «Sicuramente rispetto al 2022 abbiamo registrato un notevole aumento nell’utenza e ci stiamo riorganizzando per potenziare le attività nelle scuole, sia con il liceo scientifico Galilei che con l’istituto Casagrande», continua Pelle. Presso le strutture dell’associazione ternana – spiega ancora la responsabile del Cav – sono arrivati fino al 24 novembre 130 contatti telefonici, 110 prese in carico per colloqui e consulenze psicologiche e legali, 8 donne in accoglienza residenziali insieme a 6 minori, 11 donne e 15 minori sono stati poi aiutati in pronta emergenza e in tutta l’Umbria sono state effettuate 80 valutazioni di rischio. «Io mi auguro che il problema legato alla violenza non si concluda con questa settimana o con l’8 marzo ma che diventi una tematica da affrontare trasversalmente durante tutto l’anno, in cui coinvolgere gli uomini, ricordando anche che essere maschi è diverso da essere uomini», dichiara Pelle.

Violenza di genere «La violenza di genere è qualcosa di sempre più urgente a cui dare risposta», spiega a Umbria24 Maurita Lombardi, avvocata e presidente di Libera…mente donna, associazione che gestisce vari centri antiviolenza in Umbria. Essendo la violenza di genere «un fenomeno endemico della società italiana, e lo vediamo perché i dati non migliorano, soprattutto per il femminicidio, una parte della risposta passa attraverso la norma penale ma si deve intensificare il lavoro di rete con gli enti pubblici. L’attività di prevenzione passa attraverso la formazione, quindi con le scuole tutte e le università, luoghi anche di formazione umana». Solo nei Cav di Perugia – secondo i dati resi noti da Libera…mente donna – sono 138 le donne accolte quest’anno, 79 quelle che si sono rivolte allo sportello telefono donna e 17 allo sportello antiviolenza. Sono 61 invece le donne accolte dal cav ‘Mia’ di Foligno quest’anno, 38 poi nel cav ‘Medusa’ a Città di Castello, inoltre qui in 520 si sono rivolte allo sportello telefonico e 264 a quello fisico. A Gubbio sono state accolte 13 donne e 113 si sono rivolte all’assistenza telefonica.

I fondi La situazione dei finanziamenti destinati ai centri antiviolenza è «da sempre spinosa e il meccanismo di distribuzione è particolarmente complesso, tanti i passaggi che a loro volta determinano delle fasi di stallo», continua Lombardi. «Il nuovo Ddl antiviolenza, prevede un raddoppio di fondi per i centri antiviolenza, aspetto importante che andrà ad arginare una parte della problematica», riprende Lombardi. «Sulla sufficienza dei fondi si spererebbe sempre nel meglio», incalza Pelle «quando si fanno incontri di empowerment le donne devono anticipare le spese e poi essere rimborsate, questo non è sempre possibile perché moltissime donne subiscono anche violenza economica o non lavorano». Nel territorio di Perugia le problematiche legate all’erogazione dei fondi in passato hanno messo in pericolo la sopravvivenza dei centri antiviolenza territoriali, in particolare del ‘Catia Doriana Bellini’ la cui direzione si è trovata costretta più volte a minacciare la chiusura.

Perugia Ad oggi nel territorio di Perugia la situazione è cambiata e si è strutturata in maniera più stabile. Si è passati dall’avere una rete sperimentale di centri antiviolenza, nata nel 2014 con progetti temporanei, all’ottenimento di un bando nel 2022 che regolamenta il servizio dei Cav e ne assegna la gestione. Con questo passaggio il Comune e i servizi antiviolenza sono ora parte dei servizi alla persona, ciò «oltre ad aver reso sistemici i servizi garantisce continuità nel pagamento», spiega Lombardi. «Anche in situazioni di difficoltà le operatrici hanno comunque continuato ad assistere donne e minori, vittime indirette che non hanno gli strumenti per comprendere e lottare contro ciò che vedono in casa e quindi soffrendone».

Attenzione alta sul territorio Al Centro antiviolenza ‘L’albero di Antonia’ «ogni anno – spiega una operatrice – si rivolgono circa 50 donne». Numeri più alti invece tra Narni e Amelia, dove le donne che si sono rivolte al Cav locale sono state 80 da inizio anno. I colloqui, ovvero donne che chiamano ed hanno un primo dialogo con le operatrici, sono aumentati nel tempo: «Abbiamo aperto a fine 2018 – spiega la coordinatrice Rosa Garofalo – e l’anno seguente abbiamo effettuato ‘solo’ 30 colloqui». A crescere nel tempo anche i servizi offerti dal Centro, passati «da 5 nel 2019, a 190 nel 2023». Il Cav non ha una sua struttura residenziale, ma «a maggio di quest’anno abbiamo aperto la terza ‘Casa di emergenza’ umbra grazie all”Otto per mille Valdese’». Anche se in realtà, come spiega Garofalo, il Centro rientra «nella rete regionale, per cui siamo assegnatari di fondi annuali», che però spesso non bastano per coprire tutte le ore di lavoro delle operatrici.

Istat In Umbria nei primi tre trimestri del 2023, quindi da gennaio a settembre, ci sono state 292 segnalazioni al numero di emergenza, ovvero il 1522. Si tratta di un contatto di pubblica utilità per denunciare violenza di genere e stalking. In Regione, secondo i dati Istat, da luglio a settembre le richieste di aiuto sono più che duplicate passando dalle 60 del periodo che va da gennaio a marzo, alle 126 del terzo trimestre. A fare queste chiamate sono sia le vittime, sia gli ‘utenti’, ovvero persone che hanno chiesto aiuto per sé o per altri. Va specificato che, seppur le donne rappresentino la maggioranza, a chiamare sono anche uomini. Le persone umbre che hanno contattato il 1522 mentre già subivano stalking o violenze da inizio anno sono state 112. In tutta Italia le violenze più denunciate sono quella psicologica, fisica e le minacce. Tra gli abusi più segnalati ci sono anche gli atti persecutori, come lo stalking. Infatti solo da luglio a settembre 2023 sono state 467 le persone che da tutto il Paese hanno denunciato questo tipo di molestie. Nel 2022 – sempre da gennaio a settembre – in tutta la Regione le chiamate sono state 237, quindi 55 in meno rispetto a quest’anno. Ancora più bassi i dati riguardanti lo stesso periodo del 2020, in cui sono state 200 le persone a chiedere aiuto al 1522.

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