Verhofstadt con Conte al Parlamento europeo (Foto da Instagram)

di Ivano Porfiri

«Non ricordo esattamente che anno fosse ma io ero sindaco di Città di Castello e l’allora presidente della comunità montana mi disse che un politico belga che abitava vicino a me voleva parlarmi di un problema. Gli feci sapere che ricevevo il sabato mattina in Comune. Lui fece la fila con gli altri cittadini e poi si presentò in camicia e infradito, insieme alla moglie, con le borse della spesa appena fatta al mercato. Mi spiegò che gli serviva la ‘sdemanializzazione’ di una strada nella sua proprietà, cosa che doveva passare per il consiglio comunale. Solo alla fine, siccome erroneamente mi avevano detto che fosse ministro, gli chiesi che deleghe aveva e lui mi rispose che in effetti era il primo ministro del Belgio». Descrive così, Fernanda Cecchini, oggi assessore regionale, il suo primo incontro con Guy Verhofstadt, il politico rappresentante del gruppo Alde al Parlamento europeo, protagonista del duro scontro con il premier italiano Giuseppe Conte a Strasburgo.

«Ama l’Italia ma ha esagerato» Verhofstadt in quel periodo aveva appena acquistato una casa sul poggio al confine tra la frazione di Morra, nel comune di Città di Castello e il territorio di Monte Santa Maria Tiberina, dove in effetti è registrata l’abitazione. A un passo dalla proprietà del magnate russo Evgeny Lebedev, che qualche anno fa ospitò anche Tony Blair. «È un grande amante dell’Italia e dell’Umbria – racconta Cecchini – una persona perbene e che più volte mi ha dimostrato con che umiltà e senza clamori in certi Paesi si vivono ruoli di primissimo piano nelle istituzioni. In questa occasione, però, secondo me ha esagerato: un conto è il giudizio politico, altro è sfociare nell’offesa personale. Fossi stata in lui, avrei evitato».

Il re che voleva pagare l’aperitivo Cecchini, che può vedere la casa di Verhofstadt se si affaccia dalla finestra, ha diversi aneddoti da raccontare. «Sempre per dire di che tipo di politici parliamo, una volta circa 10 anni fa, portò a farmi conoscere il re del Belgio Alberto II (ha poi abdicato nel 2013 in favore del figlio e attuale re Filippo, ndr) con la moglie Paola Ruffo di Calabria. Li accompagnai alla pinacoteca poi avevamo appuntamento in un bar in piazza. Dissi in anticipo al barista che avrei saldato io il conto. Loro arrivarono in macchina e posteggiarono nel parcheggio pubblico. Facemmo l’aperitivo, poi il re si allontanò. Quando tornò disse: ‘Qui il sindaco è più furbo del re’». Aveva provato a pagare ma non gli fu permesso.

Il matrimonio della figlia Con l’ex primo ministro gli incontri si sono succeduti negli anni. «L’ho incontrato spesso al Festival delle Nazioni perché è un grande appassionato di musica. Ora è qualche anno che non lo vedo ma so che l’anno scorso la figlia Charlotte si è sposata nella piazza di Monte Santa Maria con Florian Joseph Lang e a celebrare è stata il sindaco Letizia Michelini. Il suo è un legame forte con questa terra e forse si è fatto un po’ trascinare definendo Conte un ‘burattino’, glielo dirò quando lo incontro».

L’intervento di Verhofstadt al Parlamento europeo:

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