Paciullo con Marco Impagliazzo, Cristiano Nicoletti, Roberto Fedi

di Daniele Bovi

«Non scenderò sul piano della polemica, ho spiegato sufficientemente fino a ora le ragioni della mia scelta. Ma mi lasci aggiungere una cosa: in caso risponderò nelle sedi adeguate per tutelare il mio onore e la trasparenza delle mie scelte». Al cronista che gli chiede di commentare i mugugni che, dentro e fuori palazzo Gallenga, ci sono intorno alla sua scelta di dare dimissioni anticipate, il rettore della Stranieri, Giovanni Paciullo, candidato unico alle elezioni del prossimo 27 ottobre, risponde così. Il professore lunedì mattina, nella sala Goldoniana, ha presentato in 45 minuti il programma di governo dell’Ateneo per i prossimi tre anni e ha spiegato i perché delle dimissioni anticipate, presentate «per dare concreto seguito alle previsioni del nostro statuto e continuità ad un’azione di governo collegiale».

Il tavolo Collegialità, e questo è un messaggio che Paciullo manda all’esterno, plasticamente dimostrata dalla presenza al tavolo dei vertici di palazzo Gallenga: da Marco Impagliazzo (presidente del cda, non certo uno di quelli entusiasti per la scelta di Paciullo) a Cristiano Nicoletti (direttore generale) fino a Roberto Fedi. Quanto al fatto di essere candidato unico, il professore ha detto che «non era un fatto scontato; ci colgo anche la disponibilità a valutare un lavoro che può proseguire». «È emblematico – ha aggiunto – che chi ha responsabilità di governo sia qui vicino a me». Nello spiegare le ragioni della sua scelta Paciullo ha fatto riferimento allo statuto «che prevede un mandato non di sei anni ma di tre, con la previsione che se l’insediamento avviene prima di maggio il tempo va conteggiato a partire dal novembre precedente». Di più non dice.

Una Stranieri globale Il rettore uscente ha parlato di un’università che «deve guadagnare una dimensione globale. La Stranieri – ha detto – deve essere un’Università globale, pensando anche a strutturate presenze nel mondo». Il riferimento è a progetti già avanzati (Colombia) e ad altri futuri (Argentina e Palestina). Un’internazionalizzazione «che va legata alla cooperazione internazionale e allo sviluppo». Nel suo lungo intervento il professore si è soffermato anche sul bilancio, «chiuso in pareggio per la prima volta dopo otto anni grazie a economie per 1,5 milioni di euro, e mantenendo la stessa qualità dei servizi. Non è una magia bensì il frutto di uno sforzo collettivo», anche di quel personale tecnico-amministrativo, lodato dal rettore per il lavoro svolto, che secondo indiscrezioni di palazzo è largamente al fianco di Paciullo.

PACIULLO RISPONDE: VIDEO

I numeri Un rettore che nel presentare il programma di governo per il prossimo triennio rivendica anche quanto fatto fino a ora: «Abbiamo ripensato – ha detto – l’offerta formativa e siamo i primi ad averne strutturata una online». Poi il retore snocciola i numeri delle iscrizioni, non ancora chiuse: 2.581 studenti (859 i ragazzi cinesi dai 350 di due anni fa, 94 francesi, 129 statunitensi, 109 tedeschi e pure 40 indiani), mentre per i corsi di laurea veri e propri sono oltre 600. «Credo – commenta – che alla fine confermeremo i numeri dell’anno scorso. La fuga si è arrestata e stiamo tessendo pazientemente rapporti in molti paesi». Spazio c’è anche per la ricerca, «un dato che nella valutazione ci trascina giù. Le ragioni stanno nell’inattività di alcuni anche se ci sono livelli di eccellenza».

Le risorse Per fare più ricerca ci vogliono più mezzi economici, «più facili da raccogliere quando si parla di materie scientifiche», e così Paciullo spiega che serve «uno sforzo maggiore: dobbiamo acquisirne di più». Quanto agli studenti, «che sono la parte centrale dell’Ateneo», il rettore uscente promette «ulteriori iniziative per incrementare i servizi legati alla didattica, al supporto e alla diffusa e delusa domanda di alloggi». Sul punto il professore parla della possibilità che alcuni siano ricavati nel nuovo complesso di Monteluce (grazie alla disponibilità di Adisu) e rivela la volontà di dare vita a un project financing per recuperare l’immobile, di proprietà, che una volta ospitava il servizio di senologia.

Il rapporto con Perugia In conclusione il rettore dedica un accenno anche al «rapporto con la città, cresciuto in questi anni e destinato a crescere. Palazzo Gallenga – assicura – deve essere un centro di cultura aperto alla città, con un didattica libera e aperta, in grado di concorrere all’aumento della qualità della vita di Perugia». Tirando le somme, il 27 Paciullo chiederà la fiducia di professori e personale amministrativo (in tutto un centinaio di persone) non «su un libro di sogni ma su una serie di obiettivi realizzabili». .

Twitter @DanieleBovi

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