di Daniele Bovi
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E’ dal «cuore antico» di palazzo Gallenga che Lidia Costamagna tenta la scalata verso il rettorato dell’Università per stranieri di Perugia. Cuore rappresentato da quell’Alta scuola per l’insegnamento e la promozione della lingua e cultura italiana della quale la professoressa, docente di glottologia e linguistica, è direttrice. Perugina, da 34 anni a palazzo Gallenga, un curriculum lunghissimo e prestigioso e una carriera dentro l’università, Costamagna sfiderà il 22 aprile prossimo il professor Giovanni Paciullo che lunedì ha presentato la sua proposta di governo per l’Ateneo, mentre la docente illustrerà il suo giovedì a mezzogiorno. In palio ci sono 78 voti tra corpo docente e amministrativo, la maggioranza dei quali Costamagna li vuole conquistare «senza fare promesse. Io – dice riferendosi a Paciullo nel corso di una conversazione con Umbria24 – non ne faccio a nessuno».

Niente promesse «Credo – prosegue – che questa sia una delle distinzioni maggiori tra il mio e il suo programma. Promettere ora è come ingannare e se lo faccio poi devo mantenere». E’ solo da un’analisi dei numeri, del bilancio della Stranieri che Costamagna partirà: «Partendo dal bilancio e avendo percezione – dice – di quelle che sono le ricchezze della nostra università sarà possibile migliorare le condizioni di chi lavora qui. Io non faccio uso di captatio benevolentiae. Una persona dopo aver letto il mio programma mi ha detto che ha capito che se ci sarà qualcosa, ci sarà per tutti». La sua candidatura è per un certo verso inaspettata, sorta quando sembrava che Paciullo si avviasse in solitaria verso il traguardo.

PACIULLO: HO UN’AGENDA AMBIZIOSA, NESSUNA FUSIONE IN VISTA

Movimento spontaneo «Intorno a me – spiega – si è creato un movimento spontaneo, fatto da professori e amministrativi che non condividono la linea dell’altro candidato. Una candidatura non organizzata a tavolino e senza poteri di altra natura, motivata principalmente per il fatto che la Stranieri deve continuare sulla strada della promozione della lingua e della cultura italiana, deve innovarsi partendo dal suo nucleo fondamentale e deve incrementare i suoi rapporti, sia quelli con il territorio, e penso a enti locali e imprese, sia quelli internazionali». Un altro punto cardine della sua proposta di governo è l’autonomia dell’istituzione: «Io – dice – ci punto tantissimo e forse questo fattore è meno evidente nel programma di Paciullo. La nostra autonomia deve essere maggiormente valorizzata: siamo un valore importantissimo per la città e per la regione, diventare qualcos’altro significa indebolirsi».

Autonomia L’unico accenno polemico fatto da Paciullo nel corso della sua presentazione riguarda il fatto che lui non ha in mente, contrariamente ai si dice, nessuna fusione con Accademia di belle arti, Università o conservatorio. «Non posso dire – dice Costamagna che sarebbe proprio il bersaglio polemico dell’avversario – cosa pensa il mio collega. Dico solo che per me la Stranieri deve rimanere autonoma». Un’istituzione che la professoressa di Linguistuica vuole, oltre che autonoma, anche caratterizzata da un metodo di condivisione delle scelte: «Ci deve essere – spiega – molta condivisione dell’operato, partecipazione e trasparenza. L’università sta vivendo un momento critico, i fondi calano di anno in anno e occorre rivitalizzare ed ampliare l’offerta formativa. Ad iniziative come l’insegnamento dell’italiano agli stranieri, anche attraverso una più stratta collaborazione con la scuola italiana, occorre dare più spazio. Vorrei un’università che partendo dalla sua tradizione primaria possa essere sempre più competitiva e in grado di aggregare tutti verso un obiettivo comune».

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