di D.B.
La Camera ha approvato in via definitiva martedì la legge delega per la riforma dell’accesso ai corsi di laurea in Medicina e chirurgia, Odontoiatria e protesi dentaria e Medicina veterinaria. La norma, che ha ricevuto 149 voti favorevoli e 63 contrari, rappresenta una vera e propria svolta nel sistema di selezione degli studenti, eliminando i test d’ingresso e introducendo un semestre di studi aperto a tutti, al termine del quale sarà effettuata la selezione per il proseguimento del percorso accademico.
Cosa cambia Il primo semestre sarà uguale per tutti gli atenei, con programmi e prove standardizzate a livello nazionale. L’accesso al secondo semestre sarà determinato da una graduatoria nazionale di merito basata sui risultati ottenuti negli esami del primo semestre. I candidati con i migliori punteggi potranno scegliere la sede universitaria in base alla loro posizione in graduatoria, alle preferenze espresse e ai posti disponibili nei vari atenei. La riforma prevede che, per coloro che non riusciranno a rientrare nel numero programmato, i crediti acquisiti nel primo semestre vengano riconosciuti per altri corsi di laurea affini in ambito biomedico, sanitario, farmaceutico e veterinario. Questo meccanismo ha l’obiettivo di garantire agli studenti un’opportunità formativa senza costringerli a ripetere interamente l’anno accademico.
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I numeri La ministra dell’Università e della ricerca, Anna Maria Bernini, ha sottolineato che la riforma segna il superamento del tradizionale numero chiuso e permetterà di incrementare il numero di medici formati nei prossimi anni. Secondo uno studio del Gruppo di lavoro istituito al Mur, il nuovo sistema consentirà l’ingresso di 30mila nuovi studenti in Medicina nei prossimi sette anni, un incremento significativo rispetto ai 20.396 posti disponibili per l’anno accademico 2023/2024 e ai 10.656 del 2014/2015.
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Il dibattito Se il governo esulta per la riforma, l’opposizione esprime molto scetticismo. Pd e M5S accusano la maggioranza di aver realizzato solo uno spostamento della selezione senza risolvere i problemi strutturali del settore, evidenziando il rischio di un abbassamento della qualità della didattica e di un aumento delle difficoltà logistiche per gli atenei. Anche la Conferenza dei rettori delle università italiane ha manifestato preoccupazioni, pur assicurando il massimo impegno per garantire standard elevati nella formazione. Con l’approvazione della legge delega, il governo dovrà ora adottare i decreti attuativi entro un anno dall’entrata in vigore della norma per definire nei dettagli il nuovo sistema di selezione.
Talesa Dopo l’approvazione della riforma mesi fa in commissione, molte perplessità le aveva espresse anche il direttore del Dipartimento di Medicina dell’Università di Perugia, Vincenzo Talesa. Il professore aveva parlato della possibilità di un aggravio organizzativo per gli atenei e di una «grave perdita di tempo per gli studenti». Per Talesa il procrastinare di sei mesi la valutazione rischia solo di «illudere studenti e famiglie».-
