di Chiara Fabrizi
Niente più test d’ingresso per la facoltà di Medicina e primo semestre per tutti, ma naturalmente resta il numero di accessi annualmente programmato e quindi la selezione, che sarà compiuta elaborando una graduatoria nazionale sulla scorta degli esami sostenuti dagli studenti e dalle valutazioni ottenute. Queste le modifiche per l’accesso ai corsi di Medicina degli atenei italiani approvata dalla Commissione istruzione del Senato e che ora deva ottenere il via libera anche da Camera e Senato. La ministra Anna Maria Bernini parla di «passo storico» e il senatore umbro Franco Zaffini rivendica «l’abolizione del famigerato test Tolc», ma il direttore del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Perugia, il prof Vincenzo Talesa, evidenzia una raffica di criticità: «Così illudiamo solo studenti e famiglie».
L’obiettivo del governo, comunque, è rendere operative le novità già dal prossimo anno accademico. Resta, va ribadito, l’ingresso a numero chiuso anche se, pure questo va evidenziato, è previsto un allargamento dei posti. Le modifiche per l’accesso a Medicina prevedono l’ammissione al secondo semestre di studi degli studenti che hanno conseguimento di tutti gli esami previsti per il primo semestre e dalla posizione nella graduatoria di merito nazionale. Per gli studenti che non superano la selezione per il secondo semestre, sarà possibile utilizzare i crediti formativi acquisiti nei primi sei mesi per iscriversi ad altri corsi di laurea, con l’intento di fargli perdere l’anno accademico.
A parlare di un «passo storico» è il ministro dell’Università, Anna Maria Bernini, secondo cui così «garantiamo a tutti i ragazzi l’opportunità di diventare professionisti in ambito medico, rivedendo completamente i criteri di selezione. Per il primo anno – ha detto – aboliamo il numero chiuso e i test d’ingresso, ma prevediamo un semestre-filtro con esami caratterizzanti, i cui risultati saranno comunque riconosciuti per percorsi formativi alternativi. In questo modo non solo investiamo nelle giuste aspirazioni dei nostri ragazzi, ma garantiamo anche una preparazione di qualità attraverso un’offerta formativa d’eccellenza».
«Avevamo detto che avremmo abolito il test famigerato Tolc, odioso e odiato, e l’abbiamo fatto», ha detto il presidente della Commissione sanità, il senatore umbro Franco Zaffini, spiegando che «oggi questo testo delega il governo a esperire un percorso che valuta il soggetto nei primi sei mesi di accesso e formazione, quindi l’accesso è libero a tutti, ma alla fine del semestre verrà ripristinato ovviamente il numero programmato, perché l’università ha bisogno di programmare i suoi accessi. È un numero che però sta crescendo moltissimo: da 14mila l’abbiamo portato a 20mila, quest’anno sarà a 25mila, l’anno prossimo potrebbe arrivare a 30mila come potrebbe rimanere a 25mila, è un numero che tiene conto di una programmazione fatta con le Regioni, con il ministero dell’Università».
Riservandosi un’accurata valutazione sul testo licenziato dalla Commissione del Senato, a esprimere molte perplessità sulle novità è il direttore del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Perugia, il prof Vincenzo Talesa, secondo cui le modifiche generebbero «un aggravio organizzativo per gli atenei e una grave perdita di tempo per gli studenti, peraltro – afferma a Umbria24 – aprendo alla possibilità di valutazioni disomogenei tra gli atenei italiani». In altre parole, è uno dei rilievi del direttore, il voto assegnato al termine di un esame a uno studente di Perugia può essere frutto di una preparazione alla materia maggiore o minore rispetto allo stesso voto che può essere riconosciuto a uno studente iscritto a Palermo o a Milano.
«È più oggettiva la valutazione dei docenti o quella che emerge all’esito di un quiz che assicura a tutti i candidati la medesima possibilità?» domanda il direttore, evidenziando come il primo semestre di Medicina per tutti «procrastina soltanto di sei mesi la selezione d’ingresso, illudendo studenti e famiglie, perché la valutazione resta», dato che le modifiche non introducono l’ingresso libero al percorso di studi.
«Chi propugna la variazione del sistema – dice Talesa – non comprende che il numero programmato di accessi a Medicina nasce per evitare un eccesso di medici, come accaduto con la liberalizzazione dagli anni Settanta in poi, quando ci sono stati professionisti davvero bravi che non hanno avuto l’opportunità di avere un giorno di lavoro serio in tutta la propria carriera».
Per il direttore del Dipartimento di Medicina di Chirurgia, «gli studenti hanno solo la possibilità di “giocarsela”: chi vuole entrare a Medicina deve sapere che si deve organizzare e deve iniziare a studiare in funzione del superamento di un test d’ammissione». Talesa, infine, dice di essere «molto favorevole all’allargamento del numero annualmente programmato di posti a disposizione nelle facoltà di Medicina, che per quanto mi riguarda – sostiene – potrebbero anche raddoppiare a fronte delle mutate esigenze del sistema sanitario nazionale».
