La riforma nazionale dell’accesso alle facoltà di Medicina e Chirurgia, entrata in vigore per l’anno accademico 2025‑2026, ha eliminato il tradizionale test di ingresso a numero chiuso e l’ha sostituito con il cosiddetto “semestre filtro” o “semestre aperto”. Questo cambiamento, voluto dal ministero dell’Università e della ricerca, è stato pensato per superare le rigidità del sistema dei quiz pre‑immatricolazione e per consentire a tutti gli studenti di iniziare il percorso di studi, ma sta generando incertezze e preoccupazioni sulla reale selezione dei candidati che potranno proseguire oltre il primo semestre didattico.
Nel nuovo sistema, l’accesso ai corsi di laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia, Odontoiatria e protesi dentaria e Medicina veterinaria non è vincolato a un test preliminare, ma avviene tramite una graduatoria nazionale basata sui risultati di tre esami di profitto sostenuti al termine del semestre comune: Biologia, Chimica e Fisica. Ogni materia ha un esame di profitto da 31 domande e si svolge in un’unica giornata per ciascun appello, con punteggio minimo di 18/30 per ciascun esame da considerarsi sufficiente. Il semestre si svolge dal 1° settembre al termine del periodo invernale, con due appelli nazionali: il primo il 20 novembre, il secondo il 10 dicembre. La graduatoria nazionale definitiva è prevista per il 12 gennaio 2026 tramite la piattaforma Universitaly.
All’Università degli Studi di Perugia, questa novità ha segnato una trasformazione significativa: non esistono più test d’ingresso esclusivi, ma migliaia di studenti — a livello nazionale circa 53.825 iscritti ai corsi di medicina, odontoiatria e veterinaria — frequentano il semestre aperto e sostengono gli esami propedeutici prima di essere inseriti nella graduatoria utile al prosieguo degli studi.
Sul fronte locale, Perugia e Terni hanno complessivamente circa 1.426 matricole iscritte ai corsi di medicina nel nuovo sistema, con circa 350 posti disponibili nel solo corso di laurea in Medicina, insieme a ulteriori opportunità in Odontoiatria e Medicina veterinaria. Il dato è tratto dalla programmazione degli Atenei umbri e riflette la capacità di offerta formativa in relazione agli standard nazionali di valutazione.
Nel precedente sistema tradizionale con test d’ingresso, i numeri delle prove a Perugia — sebbene si riferiscano a anni precedenti — mostrano che quasi tutti i partecipanti risultarono idonei in percentuale molto alta in occasione delle prove ordinarie, con punte di ammissione superiori al 93% tra quasi 900 candidati, contro la media nazionale.
Tuttavia, con il nuovo semestre filtro, le difficoltà incontrate nei primi appelli nazionali indicano che una quota elevata di studenti potrebbe non superare tutte e tre le prove, con il rischio che il numero di promossi rimanga inferiore ai posti disponibili. Nel primo appello nazionale infatti solo una frazione relativamente bassa degli iscritti ha conseguito le tre sufficienze, e una percentuale più ampia — circa il 22‑23% — ha superato almeno due prove, mentre una quota ancora inferiore ha completato con successo tutte e tre le materie.
Per evitare che alla graduatoria nazionale risultino meno studenti con esito pienamente positivo rispetto ai posti offerti (poco più di 24.000 in tutte le università statali italiane), sarebbero allo studio proposte per una graduatoria unica che includa studenti con insufficienze in alcune prove, purché si impegneranno a recuperare il debito formativo entro la fine del semestre, prevista per febbraio. Si tratta di un’ipotesi non ancora ufficializzata, ma suggerita dalle dichiarazioni della ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini come possibile soluzione per consentire comunque a chi non avesse superato tutte le prove di essere inserito nelle graduatorie e proseguire gli studi dopo un percorso di recupero.
Le critiche al sistema emergono soprattutto dal timore degli studenti che, pur avendo accesso libero agli esami propedeutici, possano non raggiungere il punteggio necessario entro le due prove nazionali, e si chiedono se l’effettiva selezione avverrà più sulle capacità di studio e adattamento ai primi mesi di didattica o sulla naturale potenzialità di superare gli esami, con tutti i rischi impliciti di creare graduatorie che non rispecchiano il numero di posti disponibili e di costringere molti a scegliere percorsi alternativi o a rinunciare alla carriera universitaria in Medicina.
In Umbria, dove storicamente l’accesso alla facoltà di Medicina ha attirato molti giovani aspiranti professionisti sanitari, questi cambiamenti segnano una fase di transizione che porterà a misurare non solo la capacità di superare prove di profitto, ma anche l’efficacia di un sistema più formativo e meno selettivo nella fase iniziale rispetto ai tradizionali test d’ingresso a crocette.
