Il ministro Giannini (Foto F.Troccoli)

di Ivano Porfiri

«Di recente un giornalista mi ha chiesto quale scelta abbia cambiato maggiormente la mia vita. Ho risposto con sicurezza: Perugia. Non lo nascondo, ritrovarvi oggi mi dà un’emozione molto forte, molto più forte di quanto possa avere un ministro quando incontra normalmente la sua comunità». E’ emozionata Stefania Giannini. L’ex rettore della Stranieri torna da ministro dell’Istruzione per inaugurare l’anno accademico dell’Università degli studi e, davanti a sé, ha il difficile compito di dare un filo di speranza a una platea depressa da un’emorragia di studenti che sembra inarrestabile.

LA RELAZIONE DI MORICONI

Istruzione prima di tutto «Io sono e mi sento un ministro politico – ha detto – e quindi sono un ministro che ha la consapevolezza di fare parte di un governo che, per primo, almeno nella storia recente della Repubblica italiana, ha messo l’istruzione, la scuola ma anche l’università e la ricerca al centro della propria agenda politica e questo credo che sia uno strumento fondamentale per ridare fiducia e speranza a un’Italia stanca, un po’ demotivata sotto vari profili e un’Italia anche impoverita come altri paesi europei ma forse anche di più. Questa – ha aggiunto è una responsabilità politica di questo governo e principalmente mia. Però c’è anche un livello tecnico su cui mi devo misurare proprio perché conosco i problemi e proprio perché ho preso coscienza, in questi primi 40 giorni di lavoro strenuo e appassionante in uno dei ministeri più complicati, delle emergenze e anche delle gerarchie di priorità e quindi sarà anche mio dovere indicare alcune possibili soluzioni ai molti complicati problemi che abbiamo di fronte».

FOTOGALLERY – LA CERIMONIA

Job education act Secondo Giannini «il primo male da combattere per qualsiasi governo europeo è la disoccupazione. Ci sono 3 milioni di posti di lavoro, molti sono giovani». Tra gli obiettivi del governo, il ministro rimarca quello di «avvicinare gli studenti universitari al loro destino e al mondo del lavoro post universitario, cioé al mondo del lavoro ma anche prepararli a un ‘problem solving’, che sarà la quotidianità della loro vita. C’e’ bisogno di un job education act, c’e’ bisogno di una interazione continua tra mondo dell’istruzione, quindi il ministero che mi onoro di governare, e il mondo dell’impresa, quindi Confindustria e tutti quelle forze imprenditoriali che rappresentano la forza produttiva del Paese. Mi sono vista già a più riprese non solo col collega Poletti, ministro delle Politiche sociali e del lavoro, ma anche con Ivan Lo Bello che è il rappresentante di Confindustria per questi settori e stiamo costruendo un’agenda che vada in questa direzione».

LA POLEMICA – POLLI: «SI DIMENTICA DI TERNI»

Calo degli studenti Giannini sottolinea di aver «ascoltato con tristezza i dati sul calo degli studenti, non è solo un problema di Perugia». Per invertire la rotta «serve una visione e servono risorse e la visione diventa frustrazione se non è supportata dalle risorse, mentre le risorse se non bene indirizzate diventano sprechi». Ma dove prendere le risorse? «Grazie ai fondi europei, con il cofinanziamento nazionale, ci sono 55 miliardi di euro a disposizione della ricerca, dobbiamo creare progetti per attirarli». Ma, per il ministro, serve soprattutto «ridare alla comunità accademica il suo ruolo elettivo dove si producono dottrina e metodo cioè conoscenze e il modo di usarle, unico modo per creare sviluppo e crescita». E poi impegno per la circolazione delle menti e l’internazionalizzazione: «Questa non è fuga di cervelli, è arricchimento. Ai rettori dico: non abbiate timidezza, investite in mobilità e il ministero sarà al vostro fianco».

Il rettore: «Risorgeremo» Un discorso appassionato che induce il rettore Franco Moriconi a infrangere il rigido protocollo e prendere la parola dopo l’intervento della Giannini. «E’ la prima volta – ha detto – che sento un ministro parlare con il cuore. Condivido tutto ciò che ha detto e sono consapevole che questa comunità avrà la forza di risorgere».

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