di Ivano Porfiri

«Se non riusciamo a vincere la sfida di creare un’università della ricerca possiamo anche chiudere, tutto il resto sono chiacchiere». Non è andato molto per il sottile il rettore Francesco Bistoni davanti a una platea nutrita e calda, che non gli ha risparmiato una contestazione da parte degli studenti del suo stesso ateneo: «Rettore parliamo la stessa lingua?» si leggeva su uno striscione accanto a cartelli con scritte in russo e in cinese (i corsi di facoltà che rischiano di essere cancellati). Ha voluto celebrare il 20 Giugno andando a toccare uno dei temi cardine per il futuro di Perugia, il sindaco Wladimiro Boccali: il futuro dell’università nel rapporto con il territorio. Un futuro incerto, in una fase di declino progressivo: tra il 2008 e il 2010 si è passati da 31.500 studenti a 29 mila. Parallelamente c’è stato un taglio dei finanziamenti statali del 13%. E ora arriva la riforma Gelmini: l’obbligo di applicare nuovi statuti e parametri rigidi sulla ricerca per ottenere finanziamenti.

Il sindaco: la città si metta in discussione Il sindaco ha esordito dicendo che «Perugia è qualcosa di più complesso di una città solo universitaria, come viene spesso definita, ma certamente l’università è l’elemento che maggiormente la caratterizza». Per Boccali, dunque, Perugia non può non partecipare al ripensamento del rapporto con i due atenei che ospita, anche mettendosi in discussione. «A noi non interessa una città piena di studenti a scapito della qualità – ha detto – gli studenti sono sì economia, ma soprattutto un patrimonio di conoscenza. E continueremo ad averli solo se restiamo una città attrattiva». Per discutere di questo il Comune, con gli atenei e gli altri soggetti interessati, è al lavoro su un «Masterplan». «In quel contesto – ha sottolineato Boccali – ho già dato la disponibilità a ridiscutere di alcuni spazi cittadini: dalla Pallotta alla Conca con possibili trasferimenti in via del Giochetto, dalle caserme dismesse come la Fortebraccio all’ex carcere di piazza Partigiani. A questa discussione deve partecipare anche il mondo economico, le banche, le fondazioni».

Bistoni: ricerca o morte Il rettore dell’Università degli studi, Francesco Bistoni, l’ha presa larga. Dall’universale «il vero capitale è la conoscenza» si è calato ben presto nella «dieta Gelmini». «La riforma – ha detto – può generare una crisi ma può anche essere un’opportunità: i finanziamenti verranno erogati per i due terzi in base alla ricerca e per un terzo sulla didattica quindi se vogliamo restare vivi dobbiamo elaborare un modello che ci porti da università generalista a Research University». Che vuol dire? «E’ un’università di qualità che punta sull’essenza stessa dell’università. Ho sentito dire da qualcuno che questo modello prevede un ridimensionamento a 18 mila studenti: siamo fuori di testa. Innanzi tutto siamo già a 16 mila studenti attivi, con l’aumento del pendolarismo perché le famiglie non ce la fanno più a mantenere i figli a Perugia». E qui la stoccata alla città: «La città deve darsi una smossa e capire che non si possono sempre sfruttare questi studenti». Per Bistoni «la Research University porterà a un aumento della qualità con cui affronteremo la competizione, che non si giocherà sugli studenti umbri o italiani ma sull’attrattività verso gli studenti stranieri». Il rettore ha detto di aver già presentato in Senato accademico e al cda una proposta che, secondo i dettami della Gelmini, metta al centro i dipartimenti. «Alla Regione chiediamo di adoperarsi per predisporre piattaforme tecnologiche che mettano in grado tutti di fare ricerca. Poi chi vorrà farla bene, gli altri andranno a far parte dei docenti inattivi che, per me, non dovrebbero nemmeno far parte del mondo accademico».

Giannini: Stranieri in salute, no a dieta Se Bistoni deve fare i conti con un ateneo in agonia, ben altra aria si respira a Palazzo Gallenga. Nel suo intervento il rettore Stefania Giannini vola altissimo: cita Kennedy, ma soprattutto i numeri di una «piccola università pubblica in buona salute». Un’università con 8 mila iscritti, di cui i 3/4 stranieri, oggi in gran parte dall’Estremo Oriente, un ateneo in cui i fondi statali costituiscono solo il 30% delle entrate. «Ciò non toglie che abbiamo preoccupazioni – ha sottolineato – perché la riforma impone un dimagrimento e per chi è già snello può significare il rischio di un collasso». Tuttavia Giannini dice di guardare al futuro con un «certo moderato ottimismo». Il rettore chiede però che il ministero riconosca con un fondo strutturato la specificità dell’insegnamento agli stranieri e alle istituzioni locali di fare uno scatto: «L’Umbria continuerà ad avere due atenei separati ma va attivato un coordinamento permanente e dobbiamo fare dello spazio regionale un contesto in cui studenti, talenti, scienziati, intellettuali possano incontrarsi. Uscire quindi dalla “logica tribale” ed entrare in una “logica industriale” in cui ciascuno operi per la crescita della propria “fabbrica”».

Oliviero: addio borse di studio Un allarme chiaro e forte è giunto poi dall’amministratore straordinario dell’Adisu Maurizio Oliviero, tra gli applausi degli studenti, quando ha rimarcato come già quest’anno per via dei tagli al Fondo statale, solo 1.928 borse di studio su 4.562 sono state liquidate. «Agli altri – ha detto – grazie all’intervento della Regione sono stati almeno assicurati la mensa e il posto letto». Ma il futuro è ancora più nero: nel 2011/2012 ci sarà un ulteriore decurtamento. «Non possiamo emettere il bando perché non ci danno le risorse», ha lamentato, dicendo che «tutto ciò si abbatte sugli studenti che vengono da fuori, i meno abbienti e i più meritevoli, cioè stiamo perdendo quella base di qualità su cui si vuole costruire l’ateneo del futuro».

Marini: barricate contro nuovi tagli Concludendo i lavori, la presidente della Regione Catiuscia Marini, ha calcato la mano sull’insostenibilità dei tagli del governo e dell’indisponibilità ad accettarne di nuovi. «Nella prossima manovra da 40 miliardi ci aspettiamo una nuova offensiva, ma come regioni non l’accetteremo. «Deve essere chiaro – ha detto – che tutte le risorse che verranno dalle istituzioni, dal territorio, devono e dovranno essere funzionali a far compiere quel salto di qualità necessario al nostro sistema universitario, in modo tale da aumentare il livello di capacità competitiva di tutta l’Umbria. E non devono invece servire a compensare i continui tagli agli studi universitari ed alla ricerca che il governo ha fatto e probabilmente continuerà a fare. Ma su questo ultimo aspetto come Regioni, in sede di confronto con il governo, faremo sentire forte il nostro totale dissenso sulla prosecuzione di tagli lineari alla spesa pubblica che mortificano e penalizzano cultura, conoscenza e sapere». La presidente ha anche fatto riferimento alla presenza dell’Università degli studi nel territorio regionale, ricordando che «c’è Perugia e c’è Terni, dove va salvaguardato il Polo scientifico didattico». Quanto al rapporto Regione-Università nella gestione della sanità, la presidente ha ricordato che è stata già raggiunta una “pre-intesa” dalla quale emerge con forza la volontà di proseguire nella positiva collaborazione che dovrà essere sempre finalizzata «al miglioramento costante dei livelli di eccellenza del sistema sanitario». Sul tema del diritto allo studio, infine, la presidente ha ricordato come «per anni l’Umbria è riuscita a garantire agli studenti universitari bisognosi e meritevoli, secondo criteri definiti dallo Stato, la borsa di studio che per la stragrande maggioranza significa l’unica possibilità per poter frequentare l’Università: per noi è sempre stato e sarà una priorità».

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2 replies on “Università di Perugia, l’allarme dei rettori: «Salto di qualità e soldi altrimenti rischiamo la chiusura»”

  1. Quelle descritte come “SCRITTE INCOMPRENSIBILI” (CIT.riga 12) sono frasi in RUSSO e CINESE, ovvero i due corsi alla facoltà di lingue che con tutta probabilità verranno cancellati…Non era difficile da intuire…e bastava informarsi un pò di più sulla protesta degli studenti per saperlo……

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