di Iv. Por.
«La sequenza sismica ha coinvolto un volume corrispondente a una massa di circa 2500 miliardi di tonnellate. Il collasso gravitativo di tale diedro di crosta superiore (graviquake) equivale a un rilascio di energia di circa 1016 joule, almeno 100 volte più grande dell’energia sismica rilasciata. Ciò significa che molta parte dell’energia gravitazionale si è dissipata in fratturazione e calore di frizione. Il collasso cosismico registrato dai dati Sar ha evidenziato un abbassamento del suolo fino a circa 20 cm che racchiude la zona di massimo danneggiamento». Sono alcuni dei dati che emergono dal Secondo rapporto di sintesi rilasciato dall’Istituto di geofisica e vulcanologia a cura del Gruppo di lavoro sul sisma del 24 agosto. Tra gli elementi resi pubblici, anche la mappa (in foto) delle 11.038 segnalazioni sul sito Ingv di chi ha compilato il questionario «Hai sentito il terremoto?»: provengono da tutta Italia, da Trento a Palermo, da Santa Maria di Leuca alla Sardegna.
Rottura durata 6 secondi Il Rapporto scaturisce dalle numerose osservazioni raccolte (sismologiche, geodetiche e geologiche) nell’area interessata dalla sequenza sismica e il progressivo avanzamento dello stato delle conoscenze scientifiche sui processi sismogenetici hanno permesso di elaborare un secondo quadro interpretativo preliminare. Confermati alcuni dati presenti già nel Primo rapporto e altri aggiunti: lunghezza della faglia di circa 20-25 km, rottura della faglia bilaterale (verso NW e verso SE) con concentrazione dello slip (movimento) in due aree distinte del piano di faglia e la durata della rottura è stata di circa 6 secondi.
Le fratture sul terreno Elementi deformativi assimilabili a “rotture superficiali” – viene evidenziato – sono stati rilevati e mappati lungo la faglia nota del monte Vettore. Una discussione scientifica è in atto per discriminare la natura di tali rotture, se siano cioè diretta espressione in superficie della faglia responsabile del terremoto del 24 agosto, oppure siano degli «elementi deformativi secondari». Quanto, cioè, le strutture geologiche preesistenti possano aver influenzato le geometrie del sistema di faglia attivato.
Rotture di faglia e repliche Uno degli elementi nuovi, osservabili man mano che l’evento sismico – tuttora in corso – va accumulando scosse (oltre 11 mila finora) è che «le aree della faglia caratterizzate dai maggiori valori di slip (movimento, ndr) siano quelle meno popolate dagli aftershocks (repliche, ndr) della sequenza sismica. Si nota anche come gli aftershocks di magnitudo più elevata (ML>3.0) tendano a concentrarsi lungo i bordi delle aree di maggior slip».
Altre faglie attivate L’evoluzione spazio-temporale della sequenza, fa notare Invg, ha attivato a Nord e a Sud segmenti di faglie adiacenti a quello modellato; in particolare, l’andamento delle repliche mostra l’attivazione del segmento di faglia del Monte Vettore e di diverse strutture antitetiche immergenti verso Nord Est; è stata attivata anche la porzione settentrionale della faglia del monte Gorzano che era stata interessata nella sua porzione meridionale dalle repliche del terremoto del 2009 a L’Aquila. «È necessario considerare l’eventualità – viene sottolineato – che su queste faglie adiacenti si generino terremoti che
potrebbero procurare ulteriori danneggiamenti». Per capire meglio come il sisma del 24 agosto abbia modificato il «campo di stress locale» il modello derivato dai dati geodetici è stato utilizzato per calcolare in modo preliminare la variazione di stress di Coulomb (CFF) sulle faglie circostanti: il risultato di tale calcolo sui piani presunti delle sei faglie più vicine indica valori positivi considerevoli al limite Nord Ovest della faglia del M. Gorzano (la più a Sud, verso il Lazio), interessata dopo la scossa principale da una intensa attività di bassa magnitudo. A Nord i valori sulla faglia Vettore-Bove (in territorio umbro) sembrano molto più bassi, tuttavia si evidenzia come sia possibile che il piano utilizzato per il calcolo non sia del tutto rappresentativo, in quanto non è in continuità con la faglia del Vettore. Se il piano proseguisse a Sud Est si avrebbero concentrazioni di CFF probabilmente analoghe a quelle calcolate per la faglia del Gorzano.
