di Mar. Ros.
Correva l’anno 1981, era il 19 marzo, festa di San Giuseppe Lavoratore e papa Giovanni Paolo II, invitato dall’allora vescovo di Terni Santo Quadri, faceva la sua visita alla città dell’acciaio. Una visita storica, che ebbe echi in tutto il mondo, perché si trattava del primo approccio con il mondo del lavoro di un papa che era stato egli stesso operaio, in gioventù, nelle fabbriche polacche della Solvay.
Ast Prima tappa del soggiorno ternano di papa Wojtyla furono quindi le acciaierie della Terni: il papa visitò gli stabilimenti, si confrontò con il consiglio di fabbrica, pranzò con i lavoratori nella mensa aziendale. Nel pomeriggio ci fu invece l’incontro con la città: prima in cattedrale, con il preti e i religiosi, poi con i malati, e infine la grande messa celebrata allo stadio Liberati di fronte a 40.000 persone. Ricorda bene l’arrivo del pontefice in piazza duomo don Carlo Romani: «Arrivò in Giardinetta, andai ad aprire la porta della macchina e lo aiutai a scendere, fu una giornata memorabile».
DON CARLO RACCONTA L’ARRIVO DI PAPA WOJTYLA IN PIAZZA DUOMO A TERNI
Il calice del papa «Tra i fatti più curiosi legati all’omaggio del papa, quello che don Carlo rivela a Umbria24: «Parlai con un assistente del pontefice e gli feci notare che era buona educazione lasciare un presente come già altri pontefici avevano fatto in passato. In realtà solo Pio IX era passato di qua lasciando un calice ma pochi giorni dopo arrivò effettivamente un pacco da Roma con un bellissimo calice in argento»
Papa Wojtila a Terni 40 anni fa Proprio nella cattedrale di Terni, domenica 21 marzo, a poche ore dalla ricorrenza è stato ricordato l’omaggio di papa Giovanni Paolo II quaranta anni fa, alla presenza di autorità civili, militari e religiose, nonché la dirigenza aziendale di Acciai speciali terni per la quale, con l’occasione, è stata celebrata la messa di Pasqua, la stessa che generalmente si tiene in fabbrica nella domenica delle Palme. Il 15 maggio è in programma una seconda messa, nel ricordo sella visita del papa a Terni, stavolta nel piazzale del sito siderurgico, lì dove il pontefice pronunciò il suo lungo discorso ai lavoratori, qi quali fra le altre cose disse: «Mentre auguro ogni bene per voi, penso, oltre che al vostro lavoro, anche alle difficoltà che ad esso sono inerenti; penso ai vostri progetti per il futuro; penso alle vostre famiglie, ai vostri bambini e ai vostri ammalati. Tutti benedico e tutti porto con me nel cuore, invocando su ciascuno le più abbondanti grazie celesti».
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Il lavoro secondo il papa che era stato operaio «Prego Dio ardentemente per il bene di tutti: perché siano realizzate le vostre giuste aspirazioni; perché siano superati i momenti ed i motivi di crisi; perché il lavoro non sia mai una alienazione per nessuno; perché, al contrario, esso sia da tutti onorato come merita, così che vi trionfi la giustizia e ancor più l’amore; perché l’ambiente di lavoro sia realmente a misura d’uomo, e l’uomo possa apprezzarlo come un prolungamènto della propria famiglia; perché il lavoro aiuti l’uomo ad essere più uomo; e perché con l’impegno di tutti, si possa raggiungere la costruzione di una nuova società e di un mondo nuovo, nella piena attuazione della giustizia, della libertà e della pace».
Padre Piemontese Il vescovo della diocesi di Terni-Narni-Amelia, padre Piemontese, nell’omelia di domenica 21 marzo: «Rivedendo i gesti di quella visita memorabile, e le parole del papa santo possiamo trovare spunti e suggerimenti per inventare e seguire vie di un nuovo umanesimo e crescita sociale. La nostra città, capoluogo e capofila della pluralità delle città e dei castelli del territorio, non può rassegnarsi al declino indotto da scelte sbagliate locali e generali, da egoismi di campanile o di parte, e da ultimo dalle asfissie, dalle limitazioni e dai fallimenti causati dalla pandemia».
