Via alle celebrazioni pasquali nella diocesi di Terni: sabato celebrato il Giubileo dei lavoratori nella giornata della festa di San Giuseppe, patrono degli artigiani, con la benedizione delle palme e nell’anniversario dei 35 anni della storica visita di papa Giovanni Paolo II alle Acciaierie di Terni e alla città, il 19 marzo 1981.
Il pellegrinaggio Una giornata ricca di significati e di rimandi all’importante tema del lavoro come «bene prezioso e inestimabile, alla dignità dei lavoratori e dell’uomo, caratterizzato dalla preghiera e riflessione per tutti i lavoratori, i pensionati, artigiani, impiegati, operai». Il rito è cominciato nella chiesa di san Pietro con una breve liturgia e la benedizione delle Palme da parte del vescovo Giuseppe Piemontese. In pellegrinaggio attraverso le vie del centro cittadino, i fedeli hanno raggiunto la cattedrale di Terni.
L’omelia «E’ una giornata memorabile per la nostra comunità cristiana del nostro territorio – ha detto il vescovo nell’omelia – il raduno di lavoratori, non per una manifestazione sindacale, di proposta, di protesta, un corteo, ma per il Giubileo della misericordia del mondo del lavoro. E’ una celebrazione destinata ad ogni singolo lavoratore, oltre che alle associazioni e al mondo del lavoro, alle associazioni. E’ un evento per la nostra città e il su comprensorio, particolarmente operosi: riconciliazione, pace, misericordia, preghiera corale , santificazione del lavoro, tutto ciò nella festa di san Giuseppe artigiano. Il santo che è di modello per coloro che con le proprie mani si procurano da vivere e rispondono alla loro vocazione».
La benedizione delle palme Domenica ricorre invece la domenica delle Palme. «Abbiamo fatto memoria dell’ingresso a Gerusalemme portando i rami di ulivo, le palme in segno di animo pacificato come operatore di pace – ha aggiunto il vescovo – Portiamolo a casa, sul posto di lavoro, al cimitero nel segno della speranza nella resurrezione, perché in questo modo ci dichiariamo discepoli di Cristo e portatori dei valori di amore, di pace, di servizio. Il lavoro è anche partecipazione all’opera della Redenzione operata da Gesù, partecipazione al Mistero pasquale di passione, morte e risurrezione. Dobbiamo vigilare perché nessuno sia costretto a vivere in maniera disumana l’attività lavorativa, che deve avere per ogni uomo e specie per i cristiani, i connotati della creazione e della redenzione. La fatica, la sofferenza, il sudore, il dolore, la stanchezza, l’umiliazione, l’insuccesso, ma anche la trasformazione, la creazione di opere di grande utilità e bellezza, frutto della fatica, ci pongono sulla scia di Gesù e della sua passione morte e risurrezione da cui nasce la vita».
Il ricordo di Giovanni Paolo II Ricordando la visita di papa Giovanni Paolo II alle Acciaierie, monsignor Piemontese ha concluso con le sue stesse parole, quelle della preghiera pronunciata davanti ad una folla di lavoratori: «Perché il lavoro non sia mai una alienazione per nessuno. Perché, al contrario, esso sia da tutti onorato come merita, così che vi trionfi la giustizia e ancor più l’amore. Perché l’ambiente di lavoro sia realmente a misura d’uomo, e l’uomo possa apprezzarlo come un prolungamento della propria famiglia. Perché il lavoro aiuti l’uomo ad essere più uomo. Perché, con l’impegno di tutti, si possa raggiungere la costruzione di una nuova società e di un mondo nuovo, nella piena attuazione della giustizia, della libertà e della pace».
