La cerimonia

«La celebrazione del “Te Deum” di fine anno è l’occasione per dire il nostro personale e comunitario grazie a Dio per l’anno appena trascorso e per i successi religiosi, civili e sociali conseguiti, da ultimo l’accordo contrattuale che riguarda l’Ast». Così, in cattedrale, il vescovo di Terni Giuseppe Piemontese ha ricordato la vicenda delle acciaierie, così come le altre vertenze aperte che «dolgono il cuore di tutti noi», durante la solenne cerimonia di ringraziamento di fine anno con il canto dell’antico inno del «Te Deum». Nel suo lungo intervento Piemontese ha riflettuto sull’anno che si è appena chiuso e ha ringraziato «il Signore come Chiesa, come popolo di Dio come comunità civile rappresentata dalle autorità, per dire un grazie corale per gli eventi che hanno segnato la cronaca e la storia della nostra comunità ecclesiale e della città».

Crisi «Tra gli eventi – ha aggiunto – che hanno segnato e che ancora segnano la nostra preoccupazione vorrei ricordare i focolai di guerra e di violenza nel mondo, anche vicino a noi: Palestina Siria Libia, vari paesi dell’Africa, che è la vera polveriera del mondo. Pensiamo alla crisi economica ed esistenziale, che provoca disoccupazione e attanaglia e spaventa milioni di uomini e donne, e che ci sollecita ad uno stile di vita semplice e sobrio». La crisi però riguarda anche i valori «e tutti – ha sottolineato il vescovo – la tocchiamo con mano. La corruzione e la crisi dei punti di riferimento che rendono instabile la nostra società e il rispetto che si deve ad ogni creatura che si trova sulla faccia della terra. Pensiamo all’indebolimento della fede all’interno della stessa Chiesa portando i cristiani e anche noi religiosi non essere più sale della terra e luce del mondo».

Speranza Nell’anno che si è appena chiuso però Piemontese vede anche «segni di speranza», come i Nobel per la pace assegnati all’adolescente pakistana Maiala Yousàfzai, e all’attivista indiano Kailash Satyarthi, i messaggi di un Papa «che si è fatto paladino di un ritorno alla considerazione alla nostra radice comune di essere umani creati da dio con uguali diritti e doveri», oppure i martiri cristiani che in giro per il mondo «hanno fecondato la Chiesa». «Essi – ha detto il vescovo – sono motivo di sofferenza ma sono anche seme di pace e premessa di santità nel mondo». Guardando al 2015 appena iniziato Piemontese ha invitato a cercare altri motivi di speranza: «Cerchiamo di individuarli – ha concluso – per ringraziare il Signore e per renderli fecondi. Chiediamo perdono per le nostre pigrizie ed occasioni perdute, il tempo sciupato è da reimpiegare così come faceva Francesco d’Assisi».

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