di Maurizio Troccoli
Nel 2026 il sistema di accoglienza umbro si conferma in una condizione di sostanziale equilibrio operativo, con una capacità di risposta che, secondo la Prefettura di Perugia, si mantiene adeguata rispetto alla domanda attuale e senza situazioni strutturali di sovraffollamento.
A delineare il quadro più recente è il prefetto di Perugia Francesco Zito, che in un’intervista al Tgr Umbria ha riferito come in regione siano oggi circa 2.200 i richiedenti asilo accolti, distribuiti in circa 200 strutture. Si tratta, ha spiegato, di un modello basato su accoglienza diffusa e di piccole dimensioni, che consente una gestione capillare sul territorio.
Secondo il prefetto, il sistema regionale opera «in prossimità della piena capienza disponibile ma senza esuberi strutturali», con un’organizzazione che consente di attivare nuove strutture quando necessario e di rispondere alle variazioni della domanda. «I gestori sono in grado di attivare nuove strutture e riusciamo sempre a far fronte alle nuove richieste», ha dichiarato Zito, sottolineando la capacità di adattamento del sistema.
Un elemento riportato come particolarmente significativo riguarda l’assenza di situazioni di sovraffollamento: «Non si registrano casi di eccesso di presenze rispetto alla capienza autorizzata», con esempi di equilibrio puntuale anche a livello locale, come nel caso di Bastia Umbra, dove «50 posti corrispondono a 50 ospiti».
Il prefetto, sottolineando i precedenti incarichi a livello nazionale sul sistema di accoglienza ha inoltre evidenziato una valutazione qualitativa del modello regionale, affermando che «la qualità dell’accoglienza in Umbria, rispetto ad altre regioni, è molto alta», anche in virtù di una rete consolidata di strutture e soggetti gestori. In questo quadro, la Prefettura si è detta «favorevole a nuovi progetti Sai», con l’obiettivo di rafforzare il sistema di accoglienza integrata e consolidare i percorsi di inclusione.
L’impianto attuale descritto dalla Prefettura segna quindi un’evoluzione rispetto alla fotografia del 2024, che resta tuttavia utile come riferimento strutturale.
Secondo il report «La Frontiera, ovunque. Centri d’Italia 2026» di ActionAid e Openpolis, al 31 dicembre 2024 in Umbria risultavano 2.582 presenze su 2.500 posti disponibili, pari a un tasso di occupazione di circa il 103% e a una quota di popolazione straniera ospitata dello 0,30%, leggermente superiore alla media nazionale dello 0,23%.
Il sistema risultava fortemente sbilanciato sul circuito dei Cas, che coprivano l’80,9% dei posti e l’83,7% delle presenze, mentre il Sai si attestava al 19,1%. Il report segnalava inoltre 21 Cas adulti oltre la soglia del 120% della capienza, concentrati in larga parte nella provincia di Perugia, con una saturazione aggregata superiore al 130% in alcuni territori.
Sempre nel 2024, risultavano 34 controlli complessivi sulle strutture Cas umbre, un livello di intensità ispettiva in linea con la media nazionale. Il quadro evidenziava anche una forte concentrazione gestionale, con pochi soggetti responsabili della maggior parte della capacità ricettiva.
La lettura aggiornata al 2026 proposta dalla Prefettura introduce però un elemento di discontinuità rispetto a quella fotografia: il passaggio da un sistema descritto come formalmente oltre la capienza a un modello definito oggi come pienamente assorbito dalla rete delle strutture attive, senza situazioni di esubero e con una distribuzione più diffusa sul territorio.
In questa prospettiva, il sistema umbro viene descritto dalle istituzioni come una rete stabile, articolata e in grado di adattarsi alle variazioni della domanda, anche attraverso l’attivazione progressiva di nuove strutture. Un modello che si inserisce in una lunga esperienza amministrativa regionale: l’Umbria è infatti tra le prime regioni italiane ad aver aderito al sistema Sai già dal 2001 e oggi conta una rete consolidata di progetti attivi su scala locale.
Nel 2025 è stato inoltre avviato il progetto Iris, promosso dalla Prefettura di Perugia insieme ad Anci Umbria, Regione Umbria e Prefettura di Terni, con l’obiettivo di rafforzare il coordinamento tra accoglienza straordinaria e sistema Sai, migliorando la governance complessiva.
Nel complesso, il confronto tra i dati del 2024 e l’aggiornamento 2026 restituisce un sistema che, pur partendo da una condizione di forte utilizzo delle strutture, viene oggi descritto dalle istituzioni come stabilizzato e privo di criticità strutturali di sovraccarico. La variabile centrale non appare più la pressione dei flussi, ma la capacità organizzativa della rete territoriale e la sua flessibilità nel rispondere alle esigenze di accoglienza.
