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Palazzo Spada (foto Rosati)

di Massimo Colonna

Un debito di quindici milioni di euro spalmati su dieci anni. Questo lo scenario che potrebbe concretizzarsi a breve all’interno dell’amministrazione comunale, in cui si fa sempre più concreta l’ipotesi del predissesto. Ossia l’avvio di quei procedimenti che si mettono in moto una volta che ci si rende conto che il monte debiti non è più governabile con gli strumenti dell’ordinaria amministrazione e della politica. E dunque ecco che il prossimo 3 ottobre il sindaco Leopoldo Di Girolamo potrebbe comunicare al consiglio le decisioni prese in merito. Anche se c’è chi giura che una presa di posizione del primo cittadino potrebbe arrivare anche prima.

I resoconti dei dirigenti Sono giorni di conteggi quelli attuali a Palazzo Spada. Sia Di Girolamo che l’assessore al bilancio Vittorio Piacenti D’Ubaldi infatti stanno raccogliendo dai vari settori di Palazzo Spada i report richiesti sul monte debiti e sui piani di spesa di ognuno. L’obiettivo è quello di avere a disposizione la cifra complessiva entro cui il Comune dovrà rientrare in un modo o nell’altro. Al momento, anche se i conteggi evidentemente si aggiornano di volta in volta con l’arrivo di nuovi reportage, il monte debiti arriverebbe a quindici milioni di euro, che deriverebbero dagli otto milioni da debiti fuori bilancio più sette di previsione di disavanzo.

La prima strada Quando una amministrazione capisce che ha un debito troppo alto per essere reintegrato ecco che scattano i piani B. Il primo è quello che prevede l’accesso al fondo di rotazione per i comuni in fase di predissesto: si tratta di un istituto governativo che funziona come un fondo di solidarietà per le aziende e a cui gli enti locali possono attingere per risolvere le proprie posizioni economiche. Di fatto però questa soluzione si rivela come una amministrazione controllata, perché subentra un commissario esterno che deve avere l’ultima parola anche sulla spesa corrente. In più questo scenario non permette l’innalzamento delle tasse, visto che la stessa amministrazione chiede l’accesso ad un fondo pubblico.

La seconda L’altra strada, quella che in queste ore viene data come più verosimile nei corridoi di Palazzo Spada,è quella che porta ad una gestione in autonomia della crisi. Ossia la cifra viene spalmata su diverse annualità, che possono arrivare fino a dieci, mettendo di fatto in piedi un piano di rientro economico. Questo scenario rappresenterebbe una ammissione della presenza del debito da parte della giunta Di Girolamo e dell’amministrazione, ma permetterebbe una migliore autonomia nella gestione di questa situazione. Anche perché concederebbe migliori strade formali per avviare le alienazioni dei beni comunali e della vendita di quote di partecipate. Operazione quest’ultima che rientra nei piani di Palazzo Spada.

Le alienazioni Se per esempio la palazzina di corso Tacito della ex Foresteria venisse venduta ai 4 milioni e mezzo di euro con cui era valutata nell’ultimo piano delle alienazioni comunali, ecco che quella cifra potrebbe essere scalata dal piano di rientro eventualmente stilato dal Comune permettendo così di accorciarlo nel tempo. Stesso discorso per quanto riguarda la eventuale vendita di punti vendita delle farmacie o di quote Asm.  Il secondo scenario è quello che potrebbe anche contemplare l’aumento della tassazione per i cittadini. Su questo fronte dovrà anche eventualmente esprimersi il consiglio comunale con il proprio voto, visto che l’alternativa è quella del taglio delle spese.

@tulhaidetto