di Chiara Fabrizi
Il rincaro rischia di essere consistente, un buon 20% sulle bollette. A far piangere gli oltre 120 mila umbri residenti nei comuni dell’Ati3 potrebbe essere la tariffa (o la tassa) sui rifiuti. Con la discarica di Sant’Orsola giunta a saturazione e la raccolta differenziata che stenta a decollare, i rifiuti di Spoleto, Foligno e di altri 20 comuni potrebbero finire nella discarica di Orvieto. E alle oltre 200 tonnellate giornaliere di spazzatura il biglietto di sola andata lo pagherebbero i cittadini. Ecco perché lunedì con una certa discrezione i 22 sindaci interessati hanno approvato un documento urgente da inviare in Regione. Scopo: scongiurare la batosta.
Il documento Nell’assemblea di lunedì i primi cittadini hanno redatto e sottoscritto un atto indirizzato alla Regione, una sorta di ultimo appello per invocare l’aiuto di palazzo Donini. «L’assemblea ha approvato – si legge in una nota – un documento da inviare urgentemente alla Regione nel quale si chiedi di individuare per il nostro territorio una soluzione transitoria (2012-2014) ove smaltire i rifiuti dell’Ambito, rifiutando la previsione del Piano regionale di portare i rifiuti a Orvieto: ipotesi questa che farebbe aumentare le bollette dei cittadini del nostro territorio di circa un 20%».
La consulenza dell’Ati3 E pensare che all’inizio del 2011 l’assemblea dei sindaci affidò per 15mila euro a Walter Ganapini proprio l’incarico di «individuare soluzioni di autosufficienza per lo smaltimento nell’Ambito e di individuare la migliore soluzione transitoria in attesa della entrata in funzione del termovalorizzatore previsto dal Piano regionale dei rifiuti per il territorio». Tuttavia quale indicazione abbia fornito Walter Ganapini – peraltro tecnico proposto da Legambiente e apprezzato da alcuni consiglieri folignati del Pd e di Sel per la presidenza Vus – al momento non è dato saperlo. A quanto pare però l’Ati continua ad appellarsi alla Regione.
La discarica di Sant’Orsola è satura Che il sito di conferimento ai confini del comune spoletino fosse prossimo alla chiusura è ormai cosa nota. Sei ettari di discarica che entro tre al massimo quattro mesi non potranno più accogliere neanche un sacchetto di spazzatura. Sant’Orsola è giunta a saturazione, il piano post-mortem è stato approvato quello che resta da capire è come le istituzioni intendano gestire lo smaltimento dei rifiuti per un bacino di utenze che supera le 120mila unità.
Lo smaltimento ad Orvieto Da tempo, soprattutto dopo che è stato approvato l’ampliamento, l’alternativa più probabile sembra essere il conferimento dei rifiuti dell’Ati3 nel sito Le Crete di Orvieto. Diversi camion al giorno, insomma, dovrebbero mettersi su strada per trasferire una media di 200 tonnellate di spazzatura da Spoleto e Foligno fino ad Orvieto. E, inutile dirlo, sarebbero proprio i pesanti costi di trasporto a far lievitare di un buon 20 percento le bollette degli umbri.
Una minidiscarica Creare un altro sito di conferimento che permetta di far fronte a quella che gli ambientalisti definiscono «una vera a propria emergenza rifiuti» è un’ipotesi mormorata da più parti. Tuttavia almeno per il momento nessuno dei 22 sindaci avrebbe la benché minima idea di offrire un paio di ettari per risolvere la questione. Un provvedimento impopolare, impattante, costoso e per il quale mancherebbero comunque i tempi tecnici.
La raccolta differenziata e porta a porta Nel frattempo in molti dei 22 comuni la raccolta differenziata procede a singhiozzo e solo nell’ultimo anno si è visto muoversi qualcosa. Le percentuali di differenziata non superano il 50 percento, molte zone restano ben al di sotto del 20 percento e molte altre, la più eclatante è il centro storico di Spoleto, non hanno neanche i cassonetti colorati figurarsi la raccolta porta a porta.


L’assemblea dei sindaci se non mi sbaglio ha approvato anche il Piano d’Ambito dei rifiuti, non soltanto il documento rivolto alla regione. il piano è il documento di programmazione in cui vengono individuate le soluzioni. Walter Ganapini ha lavorato al piano approvato, che se non sbaglio è uno dei più avanzati dell’Umbria perchè ipotizza la chiusura del ciclo a rifiuti zero. Certo poi però quello che Ganapini dice, bisogna farlo materialmente e non tocca a lui. Servono gli impianti e quindi le decisioni dei sindaci, servono aziende che fanno veramente la differenziata e la portano velocemente al 65% e quindi efficenza. Se i politici non si fossero trastullati così negli utlimi dieci anni, e ci avessero pensato prima a farsi dare qualche suggerimento da uno come ganapini, probabilmente non saremo in questa situazione. E la regione poi! con questa storia dell’inceneritore -che costa tantissimo e ed è pure dannoso – ha fatto fallire tutte le previsioni dei territori. Cose da irresponsabili.