Il procuratore Antonio Giuseppone (foto ©Fabrizio Troccoli)

di Daniele Bovi

«Il ritardo sulla ricostruzione post terremoto comincia ad assumere una dimensione preoccupante e sempre meno giustificabile». L’affondo arriva dal procuratore regionale della Corte dei conti Antonio Giuseppone che, venerdì, ha incontrato la stampa prima della cerimonia di apertura dell’anno giudiziario 2019. «Finché i soldi non vengono spesi – ha continuato – il danno non si configura ma noi rimaniamo vigili e ci auguriamo che la ricostruzione possa partire in tempi rapidi e rispettando le regole. La nostra è un’azione di vigilanza discreta ma capillare – ha continuato – e se mai dovessimo avere notizia che c’è qualcosa che non va, interverremo nei limiti delle nostre competenze».

FOTOGALLERY: LA CERIMONIA 

Il ruolo della Procura Nella sua relazione e durante l’incontro con la stampa più volte Giuseppone ha voluto rimarcare il ruolo della Procura, a tutela dell’Erario e dei cittadini, senza volontà di contrapposizione. Frasi che vanno lette anche pensando ad alcuni delle vicende più importanti trattate nell’ultimo anno, da Gesenu a Umbria mobilità, dal caso che ha coinvolto Walter Orlandi (direttore regionale dell’area sanità della Regione) a quello di Valentino Valentini; dossier in cui spesso dall’altra parte della barricata c’era Palazzo Donini. In nessuno dei quattro casi citati la Sezione ha sposato le tesi della Procura, che comunque ha deciso di appellare tutte le sentenze, «insoddisfacenti per l’Erario»: «Speriamo che in quella sede le nostre tesi – spiega il procuratore – supportate da giurisprudenza e normativa, siano accolte».

La PA segnali «Così come nel 2017 – ha aggiunto Giuseppone – abbiamo notato anche nel 2018 una certa difficoltà, una ritrosia a segnalare da parta della Pubblica amministrazione». Nel corso dell’anno delle 834 istruttore aperte 308 sono arrivate dalla PA: di queste però ben 135 riguardano risarcimenti da esercizio di attività sanitaria e 76 debiti fuori bilancio; solo una 90ina dunque riguardano fattispecie diverse, «un dato che di per sé non può ritenersi pienamente soddisfacente». Comunque sia le 308 sono un numero leggermente più alto rispetto all’anno precedente. Trentotto invece i fascicoli fatti partire grazie ai cittadini, 94 grazie alla stampa e 20 grazie ad associazioni, politici o sindacalisti e solo uno da parte degli organi di controlli interni di enti o società, «segno – dice il procuratore – che o va tutto bene o non si segnala».

Nessun antagonismo «La Procura – ha aggiunto – è qui per vigilare e far applicare legge, non siamo antagonisti e non abbiamo secondi fini, le amministrazioni non abbiano timori o ritrosia a segnalare. Questo atteggiamento ci stupisce, forse non è chiaro il concetto che non siamo contro ma a fianco delle istituzioni». Nel complesso comunque secondo la Procura la Pubblica amministrazione umbra raggiunge la sufficienza: «Se ci limitiamo solo agli atti di citazione, 31, notiamo che gli importi contestati (48 milioni di euro, ndr) sono più alti rispetto al 2017, ma è una valutazione parziale. La situazione in Umbria è tale da meritare la sufficienza».

I fondi europei Molti dei giudizi trattati nel corso dell’anno (17 i nuovi fascicoli aperti nel 2018) hanno riguardato truffe relativi ai fondi europei: «Sono irregolarità – dice Giuseppone rispondendo ai giornalisti – che si ripetono ciclicamente. Bisognerebbe modificare le regole sui controlli: molto spesso li dovrebbe fare la Regione e sono a posteriori, a campione, sul corretto utilizzo delle risorse. Visti i numeri rilevanti forse la Regione non è attrezzata, però qualcosa in più si deve fare anche perché noi interveniamo a posteriori e a quel punto diventa una difficile corsa contro il tempo. Servirebbero cautele ulteriori per limitare il numero delle irregolarità».

«PARTECIPATE, BISOGNA RAZIONALIZZARE»

PARTECIPATE,  MAPPA COMUNE PER COMUNE

Partecipate e gruppi Occhi aperti in Procura anche sul corposo dossier della Sezione di controllo, pubblicato negli scorsi giorni, relativo alle partecipate umbre: «Lo sto leggendo – risponde Giuseppone – e nelle conclusioni ci sono cose interessanti». Quanto all’inchiesta sulle spese dei gruppi del consiglio regionale, relative agli anni 2011 e 2012, complessivamente si parla di un danno erariale di 105 mila euro e al momento non ci sarebbero fascicoli aperti su altre annualità.

Twitter @DanieleBovi

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