lunedì 25 marzo - Aggiornato alle 04:55

Inchiesta rifiuti, in Corte dei conti scontro su prove e giurisdizione: «Gesenu, Gest e Tsa restituiscano 25 milioni»

Giuseppone: «Servizi fatturati ma mai svolti». Le difese: «Carte di forestale e finanza non sono prove, a decidere deve essere il Tar»

La toga di un magistrato della Corte dei conti (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Uno scontro a tutto campo sulle prove e sulla giurisdizione, cioè su quale giudice è titolato a decidere. Mercoledì mattina di fronte al collegio della Sezione giurisdizionale regionale della Corte dei conti, presieduto da Salvatore Nicolella, è approdato il caso di Gest, ovvero della società frutto dell’unione con Gesenu e Tsa che ha vinto il maxi appalto per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti in 24 comuni dell’Ati2. È a loro che la procura regionale della Corte chiede indietro la cifra monstre di 25,3 milioni di euro, cioè quella che secondo l’accusa è stata fatturata ai Comuni, e quindi ai cittadini, per servizi mai svolti. Questa ‘coda’ contabile nasce dall’inchiesta della Procura della Repubblica di Perugia, esplosa fragorosamente nel 2016, e si basa sulle stesse carte, ovvero sulle informative del Corpo forestale dello Stato e della guardia di finanza.

Restituiscano 25 milioni Oltre a Gest, Gesenu e Tsa la procura ha citato anche alcuni loro dipendenti (o ex in certi casi), ovvero Luca Rotondi, Giuseppe Sassaroli, Giuliano Cecili, Luciani Sisani e Roberto Damiano. Nel suo lungo intervento, basato sulla ricostruzione di forestali e fiamme gialle, il procuratore Antonio Giuseppone ha ripercorso tutte le tappe della vicenda, sostenendo che «nell’ottica di massimizzare il profitto le società hanno scaricato direttamente in discarica i rifiuti che invece andavano biostabilizzati; procedimento che però costa molto di più. Dal punto di vista formale sembrava tutto a posto e quindi i Comuni, vedendo i cassonetti svuotati, pagavano le fatture che gli venivano presentate; non potevano accorgersi loro delle gravi irregolarità, quindi non c’è omesso controllo». Tutti motivi per cui Giuseppone chiede, in solido, la restituzione di 25,3 milioni per «responsabilità dolosa».

Le difese Molto però mercoledì è ruotato intorno alle eccezioni messe sul tavolo dalla vasta schiera di avvocati (Nicola Di Mario per Rotondi, Ubaldo Minelli per Cecili, Gabriele Corbucci per Sisani, Alessandro Longo per Damiano, Mario Rampini per Sassaroli, Dario Buzzelli e Francesco Falcinelli per Gesenu, Federica Pasero per Tsa e Marco Paone per Gest). La più importante è quella che riguarda il cosiddetto difetto di giurisdizione: secondo i legali non esiste un vero e proprio rapporto di servizio perché a stipulare i contratti è stata Gest, e si parla di eventuali inadempimenti contrattuali, materia sulla quale a doversi esprimere è il Tar, non la magistratura contabile. «Le questioni pregiudiziali – ha detto Rampini – sono rilevanti: questi eventuali inadempimenti riguardano un pubblico servizio, come è la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. La competenza esclusiva è del giudice amministrativo».

Le prove Altro punto nodale, le prove. Rampini ha ricordato che i documenti vergati dai forestali e dai finanzieri «sul piano processuale e penale sono solo il presupposto per l’azione, non la prova, che si forma in dibattimento. Nel penale dunque non valgono sul piano probatorio e qui sì? E poi: quante tonnellate non sono state biostabilizzate? Questi sono punti che vanno chiariti in un dibattimento». Di «vero paradosso» ha parlato invece Di Mario a proposito di un atto investigativo «al quale viene riconosciuta portata dimostrativa piena». Tutti motivi per cui è stata chiesta la sospensione del giudizio in sede contabile in attesa di quello penale: «O sospendiamo questo procedimento – dice Di Mario – o sarà necessaria un’attività istruttoria che renda evidente quello che dice il procuratore».

Una scatola vuota Contratto alla mano poi il legale ha ricordato che l’offerta di Gest e soci era pari a 85,10 euro per ogni tonnellata di rifiuti non biostabilizzati, procedimento che avrebbe richiesto due euro in più: «A quanto ammonta – chiede – il vantaggio economico? Quante tonnellate non sono state biostabilizzate? Dopo averlo stabilito dovremmo moltiplicare la quantità per due euro». Ecco perché, in subordine, il legale chiede un «drastico decremento della cifra contestata». Partendo dal difetto di giurisdizione, secondo Giuseppone si tratta di un’eccezione infondata dato che Gest «è un semplice veicolo senza mezzi o dipendenti: il servizio veniva svolto direttamente da Gesenu e Tsa che fatturavano a Gest – una scatola vuota – e poi questa agli enti locali». E quanto alla sospensione del giudizio, «qui si parla di inadempimenti contrattuali, che poi in sede penale si ipotizzi la truffa non sposta i termini del problema». Una tesi che però non convince la difesa, dato che le carte su cui sono incardinati i due procedimenti sono le stesse.

Twitter @DanieleBovi

Una replica a “Inchiesta rifiuti, in Corte dei conti scontro su prove e giurisdizione: «Gesenu, Gest e Tsa restituiscano 25 milioni»”

  1. Borsalina ha detto:

    Come sempre in italia( paese dei ladri e farabutti) vedrete che vinceranno loro e dopo che siamo stati derubati, ci toccherà pure pagare multe e preparargli il caffè . La giustizia oramai non esiste più in questo nostro paese! Peccato lo hanno violato di n tutti i modi possibili.

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