Circa 150 manifestanti si sono ritrovati giovedì sera davanti al Plaza Hotel di via Palermo a Perugia per protestare contro il convegno organizzato dal ‘Comitato Remigrazione e Riconquista’, sigla fondata da CasaPound, Veneto Fronte Skinheads, Rete dei Patrioti e Brescia ai Bresciani. La maggioranza in Comune, nel frattempo, presenta una mozione urgente per impegnare il Consiglio a «respingere ogni linguaggio e ogni proposta che richiami pratiche di esclusione o allontanamento su base etnica, culturale o sociale» e a promuovere politiche di coesione e integrazione.
Il presidio è stato organizzato dal collettivo ‘All eyes on Palestine’ al quale si sono aggiunte altre realtà sociali perugine e cittadini non affiliati. Nei giorni scorsi, la scelta dell’hotel di ospitare la conferenza aveva generato una ondata di recensioni negative su TripAdvisor, poi bloccate o filtrate dalla piattaforma, che ha infine sospeso la pubblicazione di nuove recensioni.
Il Comitato Remigrazione nasce su iniziativa di quattro realtà di estrema destra, accomunate – si legge nel loro sito – «dalla ferma volontà di tradurre in azione concreta la proposta programmatica sulla remigrazione e di porre un argine deciso e inequivocabile all’immigrazione incontrollata, fenomeno che minaccia la coesione sociale e la sopravvivenza stessa dei popoli europei». Il convegno, organizzato e moderato da Luca Valigi, avvocato e amministratore regionale della Lega Umbria, è intitolato ‘Remigrazione, analisi dei profili normativi di una proposta possibile’. Tra i partecipanto anche l’avvocato perugino Simone Pillon, già senatore della Lega, il parlamentare leghista Domenico Furgiuele e Luca Marsella, presidente del Comitato. Il convegno è stato organizzato all’interno di una struttura privata per ragioni che non sono state rese note. E’ noto invece che a Perugia è in vigore un regolamento comunale che dal 2025 stabilisce l’impossibilità di concedere sale comunali a chi non rispetta i «valori democratici derivanti dalla Costituzione fondata sull’antifascismo».
Il termine ‘remigrazione’ è il bersaglio principale delle critiche dei manifestanti, che lo definiscono un «invito alla deportazione, centri di detenzione, esili forzati, internamento». Il termine, infatti, deriva dall’inglese remigration – letteralmente ‘migrazione indietro‘ – e viene utilizzato con una connotazione eufemistica dal 2017 per indicare il ritorno – volontario o meno – di persone immigrate, verso i Paesi di origine etnica o geografica, e a volte anche richiedenti asilo in attesa di risposta, come spiegato dal generale Roberto Vannacci in una recente intervista all’Adkronos, a margine di una sessione plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo.
«È del tutto privo di senso – spiegano i manifestanti in un comunicato – affermare che la miseria delle nostre vite sia imputabile a persone che lasciano i loro Paesi di origine mosse da povertà, guerre, crisi climatica. Devia l’attenzione dalle ragioni strutturali del malessere e ci offre un comodo capro espiatorio».
A schierarsi contro i concetti fondanti del convegno anche i gruppi di maggioranza in Consiglio comunale, che in una nota annunciano la presentazione di una mozione urgente. «Siamo di fronte a una parola che non può essere derubricata a semplice provocazione politica», si legge nel comunicato che definisce la ‘remigrazione’ una visione «fondata sull’esclusione, sulla selezione delle appartenenze, sulla contrapposizione tra cittadini e persone considerate estranee alla comunità», in contrasto con il dettato costituzionale e il principio di uguaglianza. La mozione impegnerà quindi il Consiglio a «respingere ogni linguaggio e ogni proposta che richiami pratiche di esclusione o allontanamento su base etnica, culturale o sociale» e a promuovere politiche di coesione e integrazione. «Le istituzioni hanno il dovere di non restare in silenzio», conclude la nota.
Condanna anche da parte di Cgil e Anpi Perugia: «Le organizzazioni coinvolte in tali proposte – dicono le due organizzazioni in una nota stampa congiunta – manifestano posizioni razziste e xenofobe, quando non dichiaratamente apologetiche del fascismo. Perugia, città che affonda le sue radici nella lotta partigiana e nei valori dell’antifascismo, rifiuta con forza queste posizioni che rappresentano uno sfregio a un territorio che ha sempre messo al centro la difesa della democrazia e l’inclusione sociale».
La diffusione delle posizioni del Comitato Remigrazione, secondo Anpi e Cgil, sono un fatto «estremamente grave. Il concetto di ‘remigrazione’ (ovvero riportare le persone straniere nei loro paesi di provenienza) e il richiamo al ‘primato dell’italianità’ non sono altro che mezzi per riproporre ideologie basate sulla superiorità razziale. Si tratta, nei fatti, di un modo per parlare di deportazione con una proposta di legge che riporta inevitabilmente il pensiero alle pagine più oscure e vergognose della storia del nostro Paese». La preoccupazione di Anpi e Cgil riguarda anche la «sponda» che «tali tesi, inaccettabili e dannose» potrebbero trovare «in forze e culture che sono addirittura al governo».
Nella nota dai toni durissimi, le due sigle rilanciano la proposta di affrontare l’immigrazione come «un tema che vada regolato e migliorato, a partire dal superamento della legge Bossi-Fini che crea essa stessa spazi di illegalità» e si rivolgono alle forze di centrodestra con responsabilità di governo a tutti i livelli, locale e nazionale, di «dissociarsi apertamente da questo tipo di iniziative e ideologie basate sull’odio razziale».




