di Maurizio Troccoli
Nella classifica delle migliori università al mondo Perugia è tra il 751esimo e l’800esimo posto, mantenendo la stessa posizione dal 2018. Un valore che viene indicato stabile ma che colloca il nostro ateneo dopo numerosi altri italiani. Sono 41 le università italiane che entrano tra le prime 1.300 al mondo, rappresentano cioè la metà di quelle che percepiscono un finanziamento pubblico. I dati sono stati pubblicati in occasione della diciottesima edizione del Qs World University Rankings.
I criteri La redazione della classifica è avvenuta tenendo conto di 6 parametri ben definiti: per quanto riguarda la reputazione accademica Perugia acquisisce punteggio 8, per la citazioni per facoltà (in estrema sintesi, il numero di citazioni che, in ambito di ricerca, un ateneo ha ricevuto nei testi universitari redatti negli ultimi 5 anni, l’università perugina acquisisce un punteggio di di 53.7. Sulla reputazione del mondo del lavoro il punteggio è di 2.2, sul rapporto studenti facoltà, il punteggio è di 4.1, sul livello di internazionalizzazione è di 2.4 e sul rapporto studenti internazionali in relazione agli italiani il punteggio è di 6.8. In questo ranking, l’università perugina, è in un valore compreso tra 600 e 650 tra il 2012 e il 2014, per poi scendere, nel 2015 , nella forbice tra 551 e 600. Riprende nel 2016 e 2017, con punteggio superiore a 700, poi nel 2018 si posiziona tra 751 e 800 conservando il risultato fino a oggi.
Classifica Se sul piano internazionale si conferma il Mit Institute of Technology del Massachusetts, al primo posto, seguito dall’università di Oxford che, dal quinto posto sale al secondo, mentre Harvard dal terzo posto scende al quinto, a livello nazionale il primato è del Politecnico di Milano. E’ seguito da Alma Master Studiorum di Bologna, da La Sapienza di Roma, quindi l’università degli Studi di Padova, la Statale di Milano, il Politecnico di Torino e, a seguire, l’università di Pisa, l’università San Raffaele, La Federico II di Napoli, quella di Trento, la Bicocca di Milano, quindi Firenze, Torino e Tor Vergata, La Cattolica, le università degli studi di Pavia, di Genova, Siena, Bolzano, Trieste e il Politecnico di Bari, l’università di Modena e Reggio Emilia e l’università di Perugia. Seguono Brescia, Ca’ Foscari Venezia, Catania, Ferrara, Udine, Roma Tre, Politecnica delle Marche, la Aldo Moro di Bari e l’università di Messina, la Partenope di Napoli, Palermo, Parma, Salerno, Verona, la D’Annunzio di Chieti-Pescara, Tuscia, Calabria e Bergamo.
Il ritardo Perugia dunque al 24esimo posto delle 41 italiane, oltre metà classifica. Ben Sowter, direttore della ricerca di Quacquarelli Symonds, il ranking Qs che, prodotto a Londra, esce da 18 stagioni definisce – secondo quanto riporta Repubblica – il risultato dell’Italia «soddisfacente». Sostiene che le università italiane «faticano» sull’internazionalizzazione del corpo docenti». Nello studio viene anche evidenziato come il Politecnico di Milano è da sette anni la migliore università di questa classifica. Deve il suo posizionamento al misuratore dell’opinione delle imprese e certifica la posizione più alta di studenti internazionali nelle sue sedi. L’università di Bologna, seconda in Italia, è al 166esimo posto, scende quindi di sei punti in classifica. La Sapienza, terza in Italia, è 171esima al mondo. Secondo l’analisi di Repubblica sui dati arretrano «vistosamente Padova e il Politecnico di Torino, la Federico II di Napoli e Trento. Crescono altrettanto vistosamente Torino e Pavia, Genova, Siena e Trieste».
