di M.T.
L’Università degli studi di Perugia resta stabile nei ranking internazionali, ma senza riuscire a consolidare i segnali di crescita registrati negli anni precedenti. Il dato emerge dalla nuova edizione del Qs world university rankings 2026, pubblicata il 25 marzo, che rappresenta oggi uno dei principali strumenti di confronto globale tra atenei.
Secondo i dati ufficiali Qs, Perugia si colloca nella fascia 801–850 al mondo, esattamente come nel 2025. Un dato che, letto in prospettiva, racconta un’evoluzione discontinua: tra il 2018 e il 2022 l’ateneo era stabile tra la 751ª e la 800ª posizione; nel 2023 era scivolato nella fascia 801–1000; nel 2024 aveva recuperato fino alla fascia 661–670, per poi perdere nuovamente terreno nel biennio successivo fino alla collocazione attuale. Una dinamica che segnala l’assenza di un consolidamento strutturale della crescita.
La classifica QS si basa su indicatori precisi – reputazione accademica, reputazione tra i datori di lavoro, citazioni scientifiche, rapporto docenti/studenti e internazionalizzazione – e la stabilità di Perugia nella fascia 801–850 indica che non si registrano miglioramenti significativi tali da determinare un salto di posizionamento. Il punto non è una caduta, ma una difficoltà a trasformare i punti di forza in un avanzamento complessivo.
Il quadro cambia, e in parte si ribalta, se si scende nel dettaglio delle classifiche per disciplina. Qui l’Università di Perugia mostra punte di eccellenza molto nette. Nei ranking QS per materie più recenti disponibili, l’ateneo si colloca tra le prime 150 università al mondo in Agriculture & Forestry e in Petroleum Engineering, due ambiti nei quali la performance scientifica e la reputazione risultano significativamente superiori alla media complessiva dell’ateneo. Si tratta di un dato coerente con la struttura storica dell’università umbra, che ha nell’area agraria e in alcuni segmenti dell’ingegneria applicata i suoi punti di forza consolidati.
Questo scarto tra ranking generale e ranking per discipline è il primo elemento chiave: Perugia non è un ateneo senza eccellenze, ma un’università che fatica a tradurre eccellenze settoriali in una crescita sistemica. È qui che il confronto con il rapporto Anvur sulla formazione superiore e la ricerca 2025 diventa decisivo.
Il report dell’Agenzia nazionale di valutazione fotografa un sistema universitario italiano in crescita – 2,05 milioni di iscritti nell’anno accademico 2024/2025, +16,9% rispetto al 2018/2019 – ma segnato da squilibri territoriali e strutturali. In questo contesto, l’Umbria e l’Università di Perugia si collocano in una posizione intermedia: lontane dalle criticità più accentuate del Mezzogiorno, ma anche dai poli più forti del Centro-Nord.
I numeri dell’ateneo aiutano a definire meglio questa collocazione. Secondo i dati ufficiali Anvur e ministeriali, Perugia conta circa 29.780 iscritti (anno accademico 2023/2024), distribuiti su oltre 120 corsi di studio e 24 dottorati di ricerca. Un dato stabile che conferma la dimensione medio-grande dell’università, senza variazioni significative negli ultimi anni.
Un elemento di forza è rappresentato dall’attrattività. I dati AlmaLaurea 2025 indicano che il 37,8% degli studenti proviene da fuori regione, quota che sale al 41,7% nelle lauree magistrali. È un indicatore rilevante perché si inserisce direttamente nel fenomeno evidenziato dall’Anvur: la mobilità studentesca dal Sud verso il Centro-Nord. Perugia intercetta una parte di questi flussi e mantiene una capacità attrattiva superiore a quella di molti atenei di dimensioni analoghe.
Tuttavia, proprio il confronto con i criteri QS evidenzia dove l’ateneo perde terreno. Se le eccellenze disciplinari reggono, i margini di miglioramento si concentrano su tre assi principali. Il primo è la reputazione internazionale. Gli indicatori QS mostrano che Perugia non riesce a competere con i grandi atenei italiani ed europei sul piano della visibilità globale, un fattore che pesa in modo determinante nel ranking complessivo. Il secondo è la produzione scientifica misurata in citazioni, dove le performance restano solide in alcune aree ma non sufficientemente diffuse da incidere sul dato generale. Il terzo riguarda l’internazionalizzazione, ambito in cui l’Italia nel complesso è in ritardo – 5,4% di studenti stranieri secondo Anvur – e in cui anche Perugia non mostra numeri tali da fare la differenza nel ranking.
A questi elementi si aggiunge un fattore competitivo nuovo, che incide anche sul contesto umbro: la crescita delle università telematiche. Il rapporto Anvur segnala un aumento del 158% degli iscritti negli atenei online tra il 2018 e il 2025, con quasi 190mila studenti. Un’espansione che ha effetti diretti anche sull’Umbria, dove sono presenti diverse sedi e poli legati a università digitali. Il dato più rilevante, però, non è la crescita in sé, ma il comportamento degli studenti: secondo Anvur, quasi quattro studenti su cinque iscritti a un ateneo telematico avrebbero un’alternativa in presenza entro 60 minuti, ma scelgono comunque la didattica a distanza. Un elemento che introduce una concorrenza diretta anche per un ateneo come Perugia.
Le criticità delle telematiche, tuttavia, restano evidenti e documentate. Il tasso di abbandono è più alto (18,8% contro il 13,5% medio nazionale) e la qualità percepita della formazione e dell’inserimento lavorativo resta inferiore rispetto agli atenei tradizionali. In questo senso, il sistema umbro si trova davanti a un doppio scenario: da un lato la competizione crescente sul numero di iscritti, dall’altro la necessità di difendere e qualificare l’offerta formativa in presenza.
In questo contesto, la vera linea di frattura non è tra crescita e declino, ma tra stabilità e sviluppo. I dati non segnalano un arretramento dell’ateneo umbro, ma indicano con chiarezza che il salto di qualità – quello che permette di risalire stabilmente nei ranking – richiede un rafforzamento diffuso e non solo eccellenze isolate.
È su questo terreno che il confronto con il sistema nazionale diventa decisivo. L’Italia cresce nei numeri, ma resta indietro nei confronti internazionali. Perugia, dentro questo scenario, tiene la posizione ma non avanza.
