di Daniele Bovi
Tre dei più importanti siti culturali di Perugia rimangono improvvisamente senza gestore, costringendo il Comune a chiudere i battenti. La notizia è arrivata giovedì pomeriggio e riguarda Palazzo della Penna, la Cappella di San Severo e il complesso di San Bevignate. A gestirli dal 2017 è la società romana Munus che, a causa delle gravi difficoltà economiche che sta attraversando, ha comunicato nei giorni scorsi a Palazzo dei Priori «l’improvviso e inaspettato recesso dai servizi di gestione dei musei». Non esattamente la notizia migliore in vista del clou della stagione turistica.
Il Comune «Il Museo civico di Palazzo della Penna – scrive Palazzo dei Priori – al cui interno sono esposti permanentemente i capolavori di Gerardo Dottori e le lavagne di Joseph Beuys, la Cappella di San Severo, dove è conservato l’affresco Trinità e Santi di Raffaello e Perugino, e il Complesso templare di San Bevignate, da venerdì 23 giugno dovranno restare eccezionalmente chiusi al pubblico». «Nonostante la grave situazione verificatasi e i notevoli disservizi che ne derivano con ricadute negative in un momento peraltro di grande vivacità per le attività museali e per il turismo cittadino – prosegue il Comune – gli uffici comunali si sono immediatamente attivati per poter restituire in tempi brevi ai cittadini e ai turisti i tre musei e le mostre temporanee a oggi in corso all’interno del Museo civico di Palazzo della Penna».
La chiusura Secondo quanto filtra, si parla di una chiusura di non meno di due settimane. Palazzo dei Priori nel frattempo dovrà individuare una soluzione ponte per garantire tra qualche settimana almeno i servizi di base (all’interno di Palazzo della Penna è presente anche un bar); poi, occorrerà una nuova gara per l’affidamento della gestione. Complessivamente sono una decina i dipendenti coinvolti. Uno scenario che si sta ripetendo in diverse regioni italiane: in Piemonte, ad esempio, Munus gestiva per il Comune di Pinerolo la Pinacoteca, il museo di Scienze naturali, il museo Etnografico e quello di Arte preistorica; all’amministrazione piemontese, Munus avrebbe comunicato verbalmente di aver portato i libri in tribunale. Al momento non è stato possibile mettersi in contatto con la società romana.
L’AFFIDAMENTO DI SAN FRANCESCO AL PRATO
Il caso San Francesco Un ulteriore segnale negativo è arrivato la settimana scorsa quando il Comune di Perugia ha preso atto che la società si era sfilata anche dalla gestione di San Francesco al Prato, uno dei dossier più importanti sul tavolo dell’amministrazione comunale. La struttura a marzo era stata affidata a Munus e alla perugina Mea concerti di Lucia Fiumi e Gianluca Liberali. Nella lettera Munus aveva spiegato di aver «mutato i propri obiettivi» e di voler immediatamente recedere «da tutte le operatività da intraprendere e in corso e cessazione delle attività». La società romana, in particolare, avrebbe dovuto gestire il percorso museale, compito di cui si farà carico Mea.
