di Daniele Bovi
Saranno due realtà ben conosciute in Umbria nell’ambito della cultura e dell’organizzazione di eventi quelle che gestiranno l’auditorium di San Francesco al Prato. Nelle scorse ore infatti il Comune ha aggiudicato – in via provvisoria in attesa degli ultimi adempimenti – la gara a favore del Raggruppamento temporaneo di imprese formato dalla romana Munus e dalla perugina Mea concerti. La prima gestisce spazi importanti a Perugia come Palazzo della Penna, la cappella di San Severo e il complesso di San Bevignate mentre la seconda, animata da Lucia Fiumi e Gianluca Liberali, organizza eventi e spettacoli come quelli di Suoni controvento e Tourne.
La gara In totale sulle scrivanie di Palazzo dei Priori erano state presentate due offerte: oltre a quella risultata poi vincente, a farsi avanti era stata anche la ferrarese L’accento, una realtà con sede a Cento che si occupa essenzialmente di editoria, grafica ed eventi. Complessivamente potevano essere assegnati 100 punti: 80 per quanto riguarda la qualità del progetto e 20 per la parte economica. Sul primo fronte L’accento ha ottenuto 28,9 punti contro i 57,7 di Mea e Munus, mentre per la parte economica i vincitori hanno ottenuto il massimo e L’accento 12,6. In totale quindi all’Rti sono stati assegnati 76,7 punti e alla società ferrarese 41,5.
Pspp Il bando era stato pubblicato dall’amministrazione comunale a inizio novembre con l’obiettivo di dare vita a un «Partenariato speciale pubblico-privato», forma di accordo prevista dal Codice dei contratti pubblici. L’avviso era aperto a «qualunque operatore economico interessato, anche in forma associata», enti senza scopo di lucro e quelli del Terzo settore come ad esempio fondazioni, imprese sociali e in generale tutti quei soggetti privati che lavorano nel mondo della cultura.
Nove anni Al gestore la struttura sarà affidata per un periodo di nove anni, rinnovabile eventualmente per altri tre. Un periodo ritenuto congruo e idoneo al «perseguimento dell’obiettivo di un pieno recupero culturale e artistico della struttura – era detto negli atti di gara – anche mediante il radicamento nel territorio di una rete di collaborazioni locali». Altro elemento fondamentale riguarda il contributo che il Comune verserà al gestore: 70 mila euro ogni anno per tutti e nove gli anni (e non per i primi tre come ipotizzato in un primo momento) «al fine di favorire – era scritto nell’avviso – la fase di avvio della gestione e per il raggiungimento dell’equilibrio economico-finanziario della gestione». In sede di gara l’Rti ha proposto un ribasso del 2,2 per cento: il contributo che il Comune verserà ogni anno ammonterà quindi a 68.444 euro.
I compiti L’accordo, in cui è stato inserito in corso d’opera anche il diritto di recesso, prevede la «rifunzionalizzazione e valorizzazione culturale» di San Francesco. Il gestore dovrà garantire una serie di «attività minime» come l’organizzazione di spettacoli e convegni, compresa una «programmazione culturale multidisciplinare», e la gestione di un percorso museale, dai servizi di apertura e vigilanza fino a laboratori didattici, organizzazione di visite guidate, marketing e promozione. San Francesco andrà poi inserito in una «strategia di sviluppo del turismo locale». A tale scopo partirà a breve il previsto tavolo tecnico con i gestori per definire i dettagli del progetto; solo al termine sarà sottoscritto l’accordo di partenariato.
Una lunga storia L’aggiudicazione segna un passaggio importante nella lunga e tribolatissima storia della riqualificazione di San Francesco al Prato, iniziata molto tempo fa. Il primo a presentare un progetto, 41 anni fa, fu l’architetto perugino Bruno Signorini. Poi il terremoto del 1997 ha assestato altri colpi alla struttura, per la quale erano stati anche stanziati dei fondi in occasione del Giubileo del 2000. Da lì in avanti si sono susseguiti una serie di progetti andati avanti tra diversi problemi fino al 2019, anno in cui i lavori sono di fatto terminati.
