Una veduta di Perugia (©Fabrizio Troccoli)

di Giampiero Rasimelli

Gentile direttore,
negli ultimi giorni la campagna elettorale per l’elezione del nuovo sindaco di Perugia sembra essere entrata nel vivo. Preoccupata per la crescita continua e la competitività di Vittoria Ferdinandi e del centrosinistra, la candidata assessore uscente Margherita Scoccia ha cominciato a tirar fuori una serie di questioni di sostanza che meritano un ragionamento. Fino a pochi giorni fa sembrava che fossimo ancora fermi al “buco di bilancio del 2012/14” (discussione mai risolta e sempre strumentalizzata), a Perugia città della droga e del crimine sempre di quegli anni (evitando di dire che poco o nulla è cambiato in 10 anni, Perugia non era la città del crimine e oggi non è una città dove si percepisce maggiore sicurezza), alle promesse di oro e paillettes per la città e i cittadini in ogni campo.

Adesso il registro è cambiato, si prova a discutere di temi non rinviabili agli occhi dei cittadini, Piano regolatore generale, viabilità, mobilità e così via, cioè il futuro di Perugia. Certo lo si fa tornando su argomenti già un po’ logori, il Nodo, il Metrobus, il Minimetro, il Frecciarossa, l’aeroporto. Magari le urgenze e priorità che io vedo non sono solo queste, ad esempio mi piacerebbe sentire dalla candidata sindaco cosa intende fare di concreto per garantire la salute dei cittadini o in cosa consista la svolta green per Perugia, ma quello che è stato fatto in questi giorni è comunque un passo avanti per capire l’idea di città che ha la destra a Perugia (perché non credo che tutto il centrodestra abbia le stesse idee).

Iniziamo dal Prg. Scoccia ha cominciato col tirare in ballo le previsioni degli anni ’60… tutto fumo volto a disorientare la discussione, come ha ottimamente dimostrato Daniele Bovi di recente su Umbria24. L’attività di contenimento delle cubature nel Prg ha avuto il suo culmine nel 2002 con un riallineamento strategico di previsioni e funzioni: ora si tratta di discutere non degli anni ’60 del secolo scorso, ma del futuro di Perugia a partire da oggi. La discussione sul Prg è necessaria e matura, l’importante è che non sia solo veicolo di piccoli interessi edilizi e commerciali, di strappi in aree delicate della città come Pian di Massiano, ma sia invece una discussione sulle grandi scelte di Perugia e per Perugia.

Sulla viabilità. Scoccia agita la bandiera del Nodo in ricerca di una tifoseria che divida la città. La Ferdinandi ha detto: l’ingolfamento del flusso di traffico a Ponte San Giovanni ha creato ormai una situazione insostenibile per la città e il quartiere, bisogna trovare una soluzione. Io personalmente sono favorevole al progetto del Nodo che è stato presentato e che è in attesa di finanziamento, rispetto le critiche, ma finora non è stata proposta una soluzione migliore. In ogni caso, al di là della propaganda della destra questi soldi non ci sono e non sono alle viste. Allora è da chiedersi perché non sia stato fatto nulla sinora per accelerare la realizzazione della doppia rampa di Ponte San Giovanni verso e dal raccordo Perugia-Bettolle, per la quale sembrano esserci risorse sufficienti o perché non si sia nemmeno messo mano a un progetto volto a superare l’ostacolo del passaggio a livello di Colonnetta nell’ottica di facilitare più accessi alla città.

E allora ha ragione Ferdinandi nell’indicare il pericolo strumentale di una discussione divisiva su un tema così delicato per la città. Quando e se le risorse arriveranno e saranno operative si aprirà una discussione sul come fare, allo stesso modo di come bisognerebbe e bisognerà fare col Metrobus, il progetto meno partecipato della storia cittadina, i cui problemi non saranno certo risolti da quanto concordato sul destino degli alberi di via Chiusi. Un buon amministratore non rinuncia mai, se non in casi estremi, a risorse disponibili, ma i progetti non possono essere realizzati contro gli interessi dei cittadini ed è il percorso di partecipazione che smussa gli angoli delle esigenze e degli interessi, ciò che la destra non è avvezza a fare.

E veniamo alla mobilità, al sistema vitale di cerniera della città. Anche qui la Scoccia ha cominciato la discussione scagliandosi sul Brucomela-Minimetrò, facendo intendere che sarebbe meglio abbatterlo che sopportarne i costi. Ora, al di là della puerilità di un simile approccio, il tema è questo: in 10 anni il livello di disfunzione del trasporto pubblico a Perugia ha raggiunto un tale picco che oggi il 70 per cento dei perugini ricorrono al trasporto privato a mezzo auto (tra i massimi livelli negativi d’Italia). Ci sono 4 sistemi di trasporto pubblico in città che non colloquiano tra loro (Busitalia, Fcu, Ferrovie, Minimetro) e col sistema dei parcheggi. È un sistema complessivamente in caduta libera… è possibile chiedere perché in 10 anni non si è fatto nulla per prevenire e fronteggiare questa situazione? o almeno darle una prospettiva ?

D’altra parte questo tema della mobilità, per la quale in passato Perugia era punto di riferimento in tutta Europa per le sue scelte innovative, ha una strettissima connessione con le scelte urbanistiche e quindi col Prg. Che destino debbono avere il centro storico, Fontivegge, San Sisto, Ponte San Giovanni e le aree contigue a nord-est, a sud e a ovest ?

È possibile mantenere il centro storico in queste condizioni di impoverimento? Siamo consapevoli (come ci chiede Ruggero Ranieri di Sorbello) che Perugia è e deve essere una delle principali città d’arte d’Italia? Cosa accadrà di Piazza Matteotti quando sarà completata e resa operativa la cittadella giudiziaria, a quali funzioni saranno adibiti gli edifici lasciati liberi ? Quale sforzo deve essere fatto e in che direzione, per avviare un processo di riabitazione del centro essenziale per il suo futuro ? Quali sono i progetti per completare e/o migliorare l’accesso da Sant’Anna e da Monteluce alla acropoli e anche per il completamento del Minimetro? Quali grandi progetti culturali dovranno reinterpretare il futuro della città storica? Quali progetti di lungo e breve periodo possono realizzare un patto tra Comune e costruttori per un piano di rigenerazione energetica, antisismica e urbana del centro storico (e di tutta la città) ? Il centro è la nostra principale ricchezza, la ricchezza di tutti i perugini e un nuovo Prg dovrà avere un focus particolare su questo tema.

Continuando, come possiamo immaginare il futuro di Fontivegge e Ponte San Giovanni senza concreti progetti che superino la divisione  insostenibile prodotta dalla ferrovia che spacca la vita e le potenzialità di quei quartieri, senza progetti che completino l’assetto urbano di due aree che sono ormai il cuore della città (dal completamento dello Steccone di Fontivegge, alle aree da pedonalizzare sperimentando nei due quartieri, ai teatri di Ponte San Giovanni e del Broletto)? E come possiamo vedere il futuro di un’area, quella tra San Sisto e Castel del Piano, totalmente trasformata negli ultimi 15 anni, senza affrontare il tema del suo collegamento con la città? Pensiamo di affidare tutto ai destini del Metrobus?  mi pare che partiamo male!

Ecco che il tema della mobilità è il tema del progetto di nuova connessione della città, come sostiene anche un insigne perugino, padre della mobilità innovativa di Perugia, Fabio Ciuffini (in un articolo pubblicato pochi giorni fa dalla rivista Passaggi Magazine). Un tema che ha un riscontro immediato sull’economia e sulla capacità di creare lavoro a Perugia. Peraltro, quella che consegno in queste righe è solo una ricognizione parziale delle tante sfide che oggi la città deve affrontare. A differenza della Scoccia  io non ho alcuna bandiera da alzare o alcun argomento divisivo da porre in campo per polarizzare lo scontro elettorale.

L’unico argomento che voglio utilizzare sono i problemi gravi che Perugia ha oggi e l’unico rimprovero che devo fare al centrodestra è che non si è fatto nulla di significativo e tanto meno di sufficiente, in 10 anni per cercare di affrontarli. Attenzione, questo per un periodo può stare anche bene ai perugini, finché i problemi non diventano voragini visibili a tutti (lo dice anche Ciuffini nella mirabile ricostruzione dell’era d’oro della Perugia duecentesca consegnata nel recente libro Prodigi a Perugia); e chissà, forse il tempo e il vento stanno cambiando, i pericoli per Perugia sono sempre più visibili e si stagliano nitidi di fronte alle potenzialità della nostra città, non si possono più nascondere e resto convinto che anche molti nel centrodestra siano avvertiti di quello che ci stiamo giocando. Le competenze e anche il consenso per affrontare tutto questo non mancano a Perugia, c’è solo bisogno di una volontà politica che le liberi e riapra un ciclo di coraggio e creatività.

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