di Daniele Bovi
«Chiunque giochi a rugby sa che non si gioca contro, ma con gli avversari, eppure questo sembra non valere per la società che ha preso in gestione il campo che da anni ormai per fare dispetto alla società avversaria, di fatto fa dispetto ai nostri ragazzi rendendo loro la pratica del rugby ogni anno più complicata e difficile». Si conclude così la lettera di tre pagine che i genitori dei 180 ragazzi e ragazze del Rugby Perugia Junior hanno inviato mercoledì al sindaco Andrea Romizi, all’assessore allo Sport Clara Pastorelli e al dirigente del settore Impianti sportivi Paolo Felici.
La gestione Al centro della vicenda, esplosa nuovamente nelle scorse ore, la gestione del campo di Pian di Massiano (affidata dal Comune all’Acea Rugby Perugia) e in particolare la ripartizione degli orari tra le due società. I genitori hanno chiesto e ottenuto mercoledì un incontro con Felici, durante il quale una delegazione è tornata sui tanti problemi vissuti dai ragazzi. Al dirigente è stato ricordato che lo spazio, come avvenuto in passato con la gestione del Comune, potrebbe bastare per entrambe le società, mentre ora «i nostri figli – spiega uno dei genitori a Umbria24 – sono costretti a “pascolare” in giro tra un impianto e l’altro». Almeno due allenamenti settimanali su tre infatti vengono fatti a Colle Umberto, Collestrada o nel campo da baseball di Pian di Massiano, che però ovviamente si rovina vista la sostanziale differenza tra le due discipline.
Gli orari Nella convenzione in vigore si parla della necessità di garantire almeno il 20 per cento dell’orario complessivo alle società che ne fanno richiesta e di rispettare il principio del «massimo utilizzo» dell’impianto. Stando a quanto riferito dai genitori, il Comune durante l’incontro ha sostanzialmente spiegato che all’interno di quell’80 per cento di ore il gestore può sostanzialmente fare quel che vuole; anche tenerlo chiuso e infatti «mentre gli altri hanno meno squadre rispetto al passato noi veniamo tenuti fuori».
Le richieste Nella lettera si ricordano anche i tanti problemi vissuti nel corso degli anni dai ragazzi, riguardanti ad esempio l’impianto chiuso durante quello che sarebbe dovuto essere l’orario di apertura, mancanza di acqua calda, spogliatoi «fatiscenti», club house «ridotta in condizioni pietose» e così via. I genitori non chiedono la revoca della convinzione bensì che il Comune si attivi per verificare il rispetto della regola del massimo utilizzo e l’adempimento di tutti gli obblighi riguardanti l’ordinaria manutenzione. Nelle settimane passate poi per tre volte i genitori hanno scritto a sindaco e assessore «ma nessuno ha mai risposto. Il sindaco deve dire qualcosa». Risposte infine vengono chieste anche al consigliere comunale di FI Alessio Fioroni, presidente della Commissione che si occupa anche dei servizi pubblici e presidente onorario dell’Acea.
